Nel corso delle prove scritte del concorso per la selezione di 145 Dirigenti Tecnici con funzioni ispettive sembra si siano verificati fatti che non rientrano nell’ordinario. Un gruppo di candidati ci invia un resoconto di quanto accaduto durante lo svolgimento delle prove. I concorrenti coinvolti hanno espresso la volontà di organizzarsi in una forma di coordinamento, con l’obiettivo di sollecitare il Ministero dell’Istruzione e del Merito a un’assunzione di responsabilità rispetto alle modalità operative adottate. Al centro della segnalazione vi sono il mancato rispetto delle condizioni previste dal bando, in particolare sotto il profilo delle tempistiche, e l’assenza di garanzie minime di serenità e concentrazione, indispensabili per poter riflettere e redigere elaborati in modo consapevole e corretto. Di seguito il resoconto.

Concorso Dirigenti Tecnici: resoconto dei candidati su tempi e svolgimento delle prove

“Nelle giornate del 19 e 20 gennaio si è svolto a Roma il concorso per la selezione di 145 Dirigenti Tecnici con funzioni ispettive il quale, dopo una prova preselettiva, prevedeva due prove scritte che si sono tenute in queste date. Siamo qui a denunciare le gravi irregolarità e violazioni che si sono verificate, soprattutto nel corso della prima prova, reputando che un concorso per la selezione di figure di alta professionalità e responsabilità come quelle dei Dirigenti Tecnici, i quali sono di fatto i garanti della legittimità delle azioni amministrative, non possa che essere profondamente svilito e contraddetto da tutto quanto qui di seguito riportiamo.

Violazione dell’anonimato

All’ingresso ci sono stati consegnati un tablet ed un foglio in formato A4 che riportava il nostro nome e un codice a barre nonché un adesivo con un codice alfanumerico. Successivamente, dopo circa un’ora, seduti alla nostra postazione, ci è stato detto di apporre il codice personale adesivo sul foglio che è stato poi ritirato dopo almeno un’ora, restando dunque visibile a tutti (alcuni candidati lo hanno persino fotografato dal momento che non sono stati sequestrati né sigillati i dispositivi cellulari personali). La commissione, quindi, è in possesso di documenti nei quali è visibile la corrispondenza tra il nome del candidato e il codice corrispondente al suo elaborato (consistente in 7 quesiti a risposta aperta), ma soprattutto. Le prove non sono state anonimizzate e, soprattutto, qualsiasi candidato, dopo aver fotografato il foglio contenente dati personali e codice numerico avrebbe potuto comunicarlo a chiunque, in teoria anche a membri della commissione. 

I tablet a disposizione dei candidati non erano collegati alla rete elettrica

L’autonomia dipendeva dalla batteria del dispositivo che era stato attivato dalle ore 9.00 del mattino, momento di ingresso nella Fiera, quando invece la prova è iniziata alle ore 12.00 circa, comportando ciò che le batterie si scaricassero. Così, a 36 minuti dalla fine del tempo consentito (180 minuti in totale), diversi candidati avevano la batteria in rosso con un’autonomia ben al di sotto del 20%. Da parte della commissione è stato suggerito al microfono, più volte, di consegnare la prova per scongiurare il rischio di perdere quanto scritto finora; in sostanza, si sarebbe dovuto rinunciare al tempo cui si aveva diritto e consegnare una prova mancante di due o più elaborati.

Ad alcuni concorrenti è stato dato un power bank e ad alcuni di essi la prova è continuata in modalità touchscreen con parte dello schermo oscurata (quella corrispondente alla tastiera) ad altri no, nessun supporto di ricarica, ad altri ancora, più sfortunati, cui si è spento il dispositivo prima del tempo, è stato detto di attendere che fosse ripristinata la prova con altro strumento. I più, si sono affrettati a scrivere il più celermente possibile e fino a che c’è stata batteria, senza avere modo di concentrarsi o di rileggere.

Anche un componente della commissione o del Cineca (voce maschile) a 36 minuti dalla fine ha annunciato al microfono che “conveniva” consegnare perché era consapevole che si stavano scaricando tutti i dispositivi e avremmo perso tutto. Panico generale, proteste e sonore contestazioni sono state inevitabili e il tutto ha concorso a generare caos e un clima oggettivamente incompatibile con la prestazione richiesta da una prova scritta concorsuale.

Codici non ammissibili

Prima dell’inizio della prova, una componente della commissione ha dichiarato che alcuni codici delle leggi non erano ammissibili perché contenevano norme di rango secondario vietate espressamente dal bando e dal regolamento. Gli stessi codici, al momento dell’ingresso nel padiglione, non sono stati verificati né controllati. Infatti, nonostante le dichiarazioni fatte successivamente dalla commissione, tanti hanno continuato ad utilizzare i codici ritenuti inammissibili perché nessuno controllava. L’equità non è stata dunque assicurata perché alcuni hanno avuto i mezzi non leciti per consultare le fonti secondarie non ammesse da bando (D.M., D.P.R., CCNL, note e circolari ministeriali), mentre altri solo norme di rango primario, attenendosi alle regole.

La questione dell’indice

È stato inoltre detto che il 1º volume di un noto codice (diviso in 2 volumi, uno lecito, riportante solo fonti primarie e uno non lecito, riportante il resto delle norme) si poteva usare ma senza l’indice perché in esso sono presenti, solamente citate, non solo le norme del 1º volume ma anche quelle del 2º (è un indice generale per entrambi i volumi) e ciò avrebbe costituito un vantaggio per chi avesse questo codice. Circa la soluzione proposta, non c’è stato accordo nella commissione: per una componente, le pagine dell’indice andavano strappate, per un’altra “pinzettate” con la graffettatrice (una sola in loro possesso per circa 1300 candidati), per un’altra ancora sarebbe stato sufficiente ripiegare il gruppo di pagine a metà, verso l’interno del volume. Anche questa comunicazione ha generato caos e un continuo scambio di comunicazioni tra i candidati alle postazioni.

I telefoni cellulari, gli smartwatch e i tablet non sono stati ritirati all’ingresso

E neanche custoditi dal personale addetto alla registrazione dei candidati né sono stati riposti in borsette chiuse con antitaccheggio (come invece è stato fatto l’indomani prima di procedere alla seconda prova). Sono state consegnate delle buste trasparenti da rifiuti ed è stato detto di riporvi gli effetti personali.

Anche in questo caso, i candidati rispettosi delle regole non hanno più aperto la busta, altri invece l’hanno lasciata aperta, al proprio fianco. Un candidato è stato accompagnato fuori ed escluso dalla procedura perché sorpreso a copiare dal telefono cellulare ma molti altri, presumibilmente, lo avranno fatto sfuggendo ai controlli. Insufficiente il numero degli addetti alla vigilanza (alcune zone del padiglione non erano presidiate).

Nessun divieto di alzarsi

Fino a quando non scade il tempo previsto per lo svolgimento della prova, in qualunque procedura concorsuale, non ci si può muovere dal posto nell’attesa che questa sia conclusa da tutti, anche da coloro che hanno diritto ai tempi aggiuntivi. Invece, si è verificato che chi ha consegnato la prova digitalmente si è alzato e si è avviato autonomamente all’uscita, come da indicazioni date al microfono, altri cui si era spento il tablet prima del tempo, sono stati radunati a parte con la promessa di un tentato recupero di quanto scritto e di tempi aggiuntivi.

Nessuno ha vigilato su questo gruppo ed alcuni testimoni riportano che ci sono stati candidati che hanno acceso il telefono e fatto ricerche in merito alle tracce già note. Inoltre, i concorrenti con DSA, anch’essi destinatari di tempi aggiuntivi, hanno continuato a svolgere la prova dovendo sopportare i rumori del deflusso di chi aveva già finito. Anche il 2º giorno si è verificata la stessa cosa: chi ha finito è stato autorizzato a muoversi, mentre altri ancora lavoravano alla prova.

Prove scritte Dirigenti Tecnici, i candidati chiedono chiarimenti al Ministero

Si spera che questa denuncia porti l’Amministrazione a provvedere in autotutela rispetto a quanto verificatosi, diversamente si procederà secondo i modi e i canali previsti da legge, per vedere tutelati gli interessi legittimi dei tanti candidati provenienti da ogni parte d’Italia che, affrontando spese e sacrifici personali, hanno creduto nella legittimità e nel valore costituzionale di un concorso di tale rilevanza.