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Computer e penna

La questione degli esami online nelle università telematiche ha generato nel corso delle ultime settimane un’acceso dibattito fra sostenitori ed oppositori. Complice il decreto che mira a ristabilire gli esami in presenza anche per chi frequenta i corsi a distanza, ad eccezione di pochi casi specifici.

La situazione attuale

Continua il dibattito sulle università telematiche, in particolare sulla questione degli esami online a cui si è fatto ricorso durante la pandemia. Nel 2024, però, con il decreto ministeriale Bernini è stato stabilito il ritorno all’obbligo degli esami in presenza, concedendo un anno di proroga alle telematiche. Forza Italia ha richiesto un ulteriore rinvio, ma l’emendamento è stato modificato, in modo da concedere solo poche eccezioni.

Università telematiche: il dibattito sugli esami online

Nelle ultime settimane, la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini si è schierata dalla parte degli esami in presenza, così come la maggior parte degli studenti. Anche la FLC CGIL è stata chiara: legittimare gli esami a distanza sarebbe un errore, che accentuerebbe il degrado del sistema universitario italiano.

Di parere opposto sarebbero invece i rappresentanti delle università telematiche. Raoul Ciliberti, rappresentante degli studenti del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e Multimedialità di Universitas Mercatorum, intervistato da TGCOM24, ha dichiarato che non è il luogo in cui si svolge un esame a renderlo più o meno impegnativo. Inoltre, il fatto che le prove vengano gestite con tecnologie all’avanguardia assicura un elevato sistema di controllo.

A chi dice che gli esami online rappresentano una ‘scorciatoia’ per i più furbi Paolo Miccoli, Presidente UNITED – Università Italiane Telematiche e Digitali, risponde in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera dicendo che non solo si tratta di un giudizio falso, ma anche offensivo. “Gli esami online non sono una scorciatoia”. Dichiara Miccoli. “Così come le Università Telematiche non sono Università di serie B, e tantomeno lo sono i loro studenti e docenti”. Sarebbe quindi arrivato il momento di avviare un confronto costruttivo sul fenomeno sempre crescente della didattica online.