Una ricerca condotta da Censuswide nell’ambito di uno studio europeo che ha coinvolto Italia, Regno Unito, Francia, Germania e Spagna, rivela che un adolescente italiano su due si confida prima con un chatbot IA che con gli adulti di riferimento.

Sempre più adolescenti italiani si confidano con un chatbot AI: il nuovo studio

Prendendo in considerazione il campione italiano dello studio condotto da Censuswide e pubblicato da GoStudent, composto da 500 genitori dai 26 anni in su e dai loro figli di età compresa tra gli 11 e i 17 anni, emerge che il 51% degli adolescenti si rivolge ad un chatbot di intelligenza artificiale per parlare di come si sente prima di confidarsi con genitori, insegnanti o amici.

La ricerca rivela inoltre che i ragazzi italiani che hanno parlato a un chatbot delle proprie emozioni il 56% ha poi messo in pratica nella vita reale il consiglio ricevuto. Di questi il 38% non ne ha parlato con un genitore, un insegnante o un altro adulto di riferimento. Nel frattempo, il 58% dei genitori intervistati dichiara che il proprio figlio non gli ha mai raccontato di essersi rivolto a un chatbot per parlare di emozioni o problemi personali. 

Argomenti, cause e possibili conseguenze

I temi legati alla scuola sono i più discussi, in particolare: voti, pressione, rapporto con gli insegnanti, amicizie e relazioni. Ma perché i ragazzi scelgono di rivolgersi all’Intelligenza Artificiale per parlare delle proprie emozioni? Lo studio rivela che tra le cause principali ci sono:

  • disponibilità costante dell’AI;
  • velocità di risposta;
  • riservatezza;
  • bisogno di non sentirsi giudicato da genitori e insegnanti;
  • volontà di non far preoccupare gli altri;
  • desiderio di non mettersi nei guai.

Il timore principale dei genitori riguarda il rischio che i figli diventino troppo dipendenti dal chatbot. Seguono la paura che smettano di parlare con persone reali e il fatto di non sapere quali consigli i figli stiano ricevendo. L’88% dei genitori intervistati chiede infatti maggiori restrizioni sull’uso dell’Intelligenza Artificiale e l’introduzione di regole più severe per gli under 16.

“I nostri dati confermano che i ragazzi usano l’IA per molto più che i compiti di scuola”. Sottolinea Felix Ohswald, CEO e Co-Founder di GoStudent, il quale ribadisce la necessità di dare ai ragazzi strumenti finalizzati a comprendere i limiti e le potenzialità dell’IA. “L’IA può essere un supporto utile” aggiunge Ohswald “ma non deve sostituire il confronto con genitori, insegnanti e altre figure di fiducia”. Per questo è importante comprendere appieno il fenomeno e insegnare ai ragazzi a valutare con spirito critico le risposte che ricevono.