Il tema della composizione delle classi con alunni stranieri torna al centro del dibattito politico e scolastico. Giovedì il disegno di legge sulla scuola potrebbe approdare in Consiglio dei ministri, con diverse novità annunciate dalla premier Giorgia Meloni e tra queste, un tetto del 30% di studenti stranieri per classe. Una misura che, se approvata, potrebbe creare non poche difficoltà organizzative in diverse città del Centro-Nord Italia, dove questa percentuale è già superata da tempo. Il tema è stato approfondito nella puntata di Numeri, il programma di Sky TG24 andato in onda il 21 settembre 2026.
Il tetto del 30% agli stranieri in classe: cosa prevede il disegno di legge
Il provvedimento in arrivo in Consiglio dei ministri comprende, oltre al tetto agli alunni stranieri per classe, anche l’obbligo per i genitori di studenti stranieri con gravi difficoltà di inserimento scolastico di imparare l’italiano e il divieto di burqa e niqab in aula. Le novità arrivano dopo il richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico ha sottolineato come la scuola debba restare aperta a tutti, senza ghetti né barriere. Il provvedimento ha già raccolto reazioni diverse nel panorama politico: da un lato il plauso di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, dall’altro le critiche del centrosinistra.
Il tema della concentrazione di studenti stranieri nelle classi non è una novità assoluta. Già nel 2010 il governo guidato da Silvio Berlusconi aveva proposto di fissare al 30% il limite massimo di alunni stranieri per classe. La misura, tuttavia, non trovò mai una reale applicazione, anche a causa delle numerose deroghe previste e delle difficoltà pratiche nel coordinare la composizione delle diverse classi.
I dati sugli alunni stranieri nelle scuole italiane
Secondo l’elaborazione della Fondazione ISMU ETS su dati Istat, nell’anno scolastico 2024/25 erano 931.323 gli studenti con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole del nostro Paese, l’11,6% degli oltre 8 milioni di alunni complessivamente presenti nel sistema scolastico nazionale. In pratica, quasi uno studente su otto non ha cittadinanza italiana. La presenza cambia molto a seconda del grado scolastico. È la scuola primaria a registrare l’incidenza più alta, con una quota del 13,7%, seguita dalla scuola dell’infanzia (12,7%) e dalla secondaria di primo grado (12,6%). Anche a livello territoriale le differenze sono marcate con la Lombardia che guida la classifica con circa 237 mila alunni con cittadinanza non italiana, oltre un quarto della platea nazionale, seguita da Emilia-Romagna (12,2%) e Veneto (10,8%).
Le città dove la soglia del 30% è già superata
Se il tetto del 30% dovesse davvero entrare in vigore, le conseguenze si farebbero sentire soprattutto in alcune aree del Settentrione, dove la presenza di bambini con cittadinanza straniera nella scuola primaria è particolarmente elevata. A Monfalcone, in Friuli-Venezia Giulia, la quota sfiora addirittura il 70%. Seguono Piacenza con il 41,3%, Prato con il 34,8% e Parma con il 30,6%.
Il caso di Piacenza: come leggere correttamente i dati
In città la percentuale di bambini stranieri nella scuola primaria supera il 41%, mentre a livello provinciale il dato si assesta al 32%, contro il 68% di alunni italiani. Un aspetto importante per contestualizzare correttamente questi numeri riguarda il luogo di nascita degli studenti stranieri. A Piacenza, il 69% di loro è nato in Italia, mentre solo il 31% è nato all’estero. Un dato che aiuta a inquadrare meglio il fenomeno, distinguendo tra le cosiddette seconde generazioni, cresciute e scolarizzate interamente nel sistema scolastico italiano, e gli studenti arrivati da altri Paesi in età scolare.