Nelle prime settimane di scuola sono stati segnalati coltelli negli zaini, minacce e aggressioni in diverse regioni. Il Comitato Nazionale Docenti (CND), in un comunicato stampa del 27 settembre 2026, chiede di non considerarli casi isolati e propone un protocollo nazionale per prevenire e gestire la presenza di armi nelle scuole. Nel testo il Comitato precisa di non voler alimentare la paura né trasformare gli studenti in sospetti.

Armi a scuola, gli episodi di settembre citati dal CND

Il comunicato elenca cinque casi avvenuti tra il 18 e il 23 settembre. Le circostanze di ciascuno, precisa il testo, saranno chiarite dagli accertamenti delle autorità e dei servizi competenti.

DataLuogoCosa è successo
18 settembreTerzignoUn quattordicenne trovato con un coltello da cucina (lama di 18 cm) nello zaino, dopo un litigio con un compagno
18 settembreRoma, scuola media Giovanni VergaUna docente aggredita da un tredicenne, prima con spray urticante, poi con un coltello. Un compagno è intervenuto
22 settembreMarsalaUn’alunna di terza media ha minacciato una compagna con un coltello ed è stata disarmata da insegnanti e studenti
23 settembreLamezia TermeUn quattordicenne avrebbe pianificato un’aggressione contro la docente di italiano. Il piano è stato scoperto grazie alla segnalazione di alcuni compagni
Fine settembreTrepuzzi (Lecce)Un bambino di sei anni trovato con un coltello da cucina di 13 cm nello zaino. A dare l’allarme è stato un compagno

L’età del bambino di Trepuzzi è il punto su cui il CND insiste di più. A sei anni, si legge nel comunicato, non basta chiedersi quale sanzione applicare: occorre capire come un oggetto capace di ferire sia entrato nella rappresentazione di un conflitto tra bambini.

Sicurezza e prevenzione educativa: le richieste del CND

Il Comitato riconosce che controlli mirati possono servire quando esiste un rischio concreto, ma osserva che nessun metal detector intercetta da solo rabbia, isolamento o minacce ripetute. Per questo sicurezza e prevenzione educativa vanno tenute insieme. In più di un caso, ricorda il testo, sono stati gli studenti a segnalare il pericolo a un adulto: secondo il CND, dire ciò che si è visto non equivale a «fare la spia» e può proteggere compagni, docenti e chi sta per compiere un gesto irreversibile.

RichiestaContenuto
Protocollo nazionaleRegole chiare per prevenire e gestire armi e violenza nelle scuole
SegnalazioniProcedure semplici e immediate per minacce e situazioni di rischio
Raccolta datiMonitoraggio nazionale degli episodi, per misurare il fenomeno
Rete territorialeRaccordo stabile tra scuole, famiglie, servizi sociali e sanitari, enti locali e forze dell’ordine
FormazioneCorsi per il personale sulle situazioni di emergenza e percorsi per gli studenti su gestione dei conflitti, responsabilità digitale e richiesta di aiuto

Il comunicato ricorda anche i ruoli di ciascuno: il docente osserva, ascolta e segnala, il collaboratore scolastico può notare segnali anomali, il dirigente attiva le procedure e coinvolge le autorità. La scuola, però, non può affrontare da sola problemi che hanno anche dimensioni familiari, sociali e sanitarie.

Sostegno a chi subisce aggressioni e ruolo delle famiglie

Il CND chiede che chi subisce o assiste a un’aggressione non sia lasciato solo il giorno dopo. Un docente aggredito può convivere con paura, senso di vulnerabilità, insonnia e ansia nel tornare nello stesso luogo di lavoro. Per questo il Comitato propone che sostegno psicologico e legale e valutazione dell’impatto delle aggressioni su rischi psicosociali e usura professionale diventino parte stabile della risposta. Il tema confluirà nella proposta di legge che il CND sta elaborando su burnout, mobbing, rischi psicosociali e usura professionale. Alle famiglie il Comitato non chiede di fare da investigatori, ma di esserci. Le indicazioni del comunicato sono queste:

  • parlare con i figli e osservare cambiamenti improvvisi;
  • non liquidare una minaccia come una «ragazzata»;
  • prestare attenzione alla vita digitale, in modo proporzionato all’età;
  • verificare che oggetti pericolosi non siano facilmente accessibili;
  • mantenere un dialogo costante con la scuola.