Si discute da mesi sulla riforma del reclutamento dei docenti. La soluzione che sembra prendere sempre più piede è quella del doppio canale. E mentre si attende di capire se potrà prendere forma nel 2027, sembra esserci stato uno stop dei concorsi. Non sono infatti in previsione nuovi bandi nel 2026. Nel frattempo occorre indagare su come i concorsi abbiano influito sul precariato e cosa non abbia funzionato finora. Di seguito alcune riflessioni.
Concorsi scuola fallimentari: perchè?
Concentrandoci sui concorsi previsti dal PNRR abbiamo assistito ad un bando ogni anno, sfornando dal 2023 ad oggi ben 3 procedure concorsuali, con un rigido target assunzionale da dover rispettare a seguito degli accordi presi con l’UE. Eppure il precariato continua ad essere dilagante, non avendo mostrato significativi segnali di riduzione. Le previsioni parlano di oltre 150 mila contratti di supplenza ancora per l’a.s 2026/27, dimostrando come le procedure concorsuali non siano state in grado di dare i frutti sperati. Ma cosa potrebbe non aver funzionato?
Sicuramente bandire concorsi ad un ritmo così serrato (ogni anno) non è stato positivo. I concorsi sono stati infatti banditi anche in quelle classi di concorso per le quali esistevano ancora altre graduatorie da svuotare (pensiamo alle Gae e alle GM di concorsi precedenti). I concorsi nella scuola italiana non funzionano a causa di disallineamenti tra i posti messi a bando e il reale fabbisogno, a cui possiamo aggiungere anche il problema delle disomogeneità territoriali (il famoso divario Nord-Sud).
Cos’altro non funziona delle procedure concorsuali
Ad essere lamentata, soprattutto in seno agli ultimi concorsi docenti, è l’impostazione. A più riprese è stata lamentata una modalità di svolgimento incapace di testare realmente il merito dei candidati, a partire dalla prova scritta fondata su quesiti altamente nozionistici a risposta multipla, per poi arrivare alla lezione simulata della prova orale, spesso oggetto di ‘compravendita‘ nelle 24 ore che precedono il giorno di espletamento.
Tanti sono gli interrogativi che sorgono: perchè non impostare la prova scritta su domande aperte, capaci di verificare nel dettaglio la preparazione dei candidati? In passato la prova scritta si basava ad esempio sulla stesura di un tema su uno degli argomenti oggetto del programma d’esame. E perchè non incentrare la prova orale solo su domande attinenti la propria disciplina? Questa modalità aggirerebbe il ‘mercato’ delle lezioni simulate preparate ad hoc per alcuni partecipanti.