Nel corso di un confronto svolto a Palermo organizzato da Fratelli d’Italia, il presidente nazionale del sindacato Anief, Marcello Pacifico, ha tracciato un bilancio dettagliato sulla situazione retributiva del personale scolastico. In questi ultimi 3-4 anni sono stati sottoscritti tre contratti collettivi nazionali, un ritmo sostenuto che ha garantito un recupero significativo dell’inflazione accumulata, soprattutto se confrontato con il decennio di blocco contrattuale registrato tra il 2008 e il 2018. Tuttavia, nonostante le risorse stanziate e le trattative condotte con il governo, l’erosione del potere d’acquisto continua a pesare in modo evidente sui bilanci delle famiglie dei lavoratori della scuola.
Stipendi scuola: 420 euro medi di aumento ma l’inflazione erode i guadagni
La firma dei tre contratti ha portato a un incremento medio complessivo che raggiungerà a regime 420 euro lordi a gennaio 2027. Sebbene la trattativa abbia permesso di recuperare 12 punti su 16 di inflazione, contro i soli tre punti recuperati nel decennio precedente, il rialzo complessivo dei prezzi ha superato i 600 euro. Questo scarto rende gli stipendi del personale scolastico ancora insufficienti rispetto al costo della vita, imponendo la necessità di proseguire il lavoro di adeguamento nelle prossime leggi di bilancio. “Quando il governo dice che abbiamo dato a regime da gennaio 2027 – ha affermato Marcello Pacifico – dobbiamo anche ricordare che l’ultimo aumento arriverà a gennaio 2027 e saranno complessivamente 420 euro in più in media. Il problema è che l’inflazione è salita di 600 euro: è ovvio che i nostri stipendi sono diventati ancora più bassi. Quindi, l’obiettivo futuro, rispetto agli stipendi, è comprendere cosa si è fatto e cosa si dovrà fare: soprattutto bisognerà adeguare gli stipendi“.
La valorizzazione dei docenti e le figure di sistema
Per quanto riguarda il personale docente, la priorità indicata riguarda il riconoscimento economico delle figure di sistema e dei collaboratori del dirigente scolastico che svolgono mansioni aggiuntive a supporto dell’organizzazione scolastica. A fronte di un’inflazione stimata al 3,5% nel Documento programmatico di finanza pubblica, rispetto al 2% di aumenti preventivati nei precedenti accordi, appare indispensabile colmare il divario economico per valorizzare adeguatamente chi garantisce il funzionamento quotidiano degli istituti.
Il divario storico tra la scuola e i ministeri
Resta evidente, poi, il profondo squilibrio retributivo nei confronti degli altri comparti della Pubblica Amministrazione, stratificatosi nel corso delle precedenti legislature. Se nel 2000 un docente precario arrivava a percepire 1000 euro in più rispetto a un dipendente ministeriale, oggi, dopo vent’anni di servizio a scuola, la differenza gioca a sfavore del personale scolastico per circa 10mila euro all’anno. Recuperare questo ritardo storico rappresenta la vera sfida futura per restituire dignità ed equità alla professione docente e al personale della scuola.
Le sfide aperte per il personale ATA
Un’attenzione specifica è stata riservata al personale ATA, una categoria a lungo trascurata nei decenni passati e che soltanto di recente ha visto l’attivazione di nuovi profili professionali rimasti fermi per trent’anni. Tra i risultati rivendicati figurano l’incremento delle risorse per gli operatori scolastici, il raddoppio dell’indennità per i DSGA e lo sblocco delle posizioni economiche. Con l’imminente erogazione degli arretrati, resta, comunque, aperto l’obiettivo di trasformare il ruolo del DSGA in un’area di elevata qualificazione e di destinare ulteriori fondi a tutto il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.