Chi sta pensando di sostituire una vecchia stufa o caldaia con un impianto a legna o a pellet più efficiente trova nel 2026 un quadro di incentivi ancora attivo, ma profondamente rinnovato rispetto al passato. Le regole europee sulla decarbonizzazione hanno infatti imposto requisiti ambientali più stringenti, e conoscerli è indispensabile per non perdere l’accesso ai fondi. La materia riguarda da vicino anche il personale della scuola, sia per la propria abitazione privata sia perché molte scuole e strutture comunali con impianti di riscaldamento datati possono beneficiare degli stessi meccanismi.

Bonus stufe 2026: gli incentivi disponibili per gli impianti a biomassa

Il sistema di agevolazioni pubbliche per l’efficienza energetica resta operativo anche quest’anno, con un orientamento sempre più marcato verso la riduzione delle emissioni domestiche. Chi vuole rinnovare il proprio sistema di riscaldamento può contare su due strumenti principali, entrambi pensati per coprire non solo l’acquisto del generatore, ma anche installazione, opere accessorie e smaltimento del vecchio impianto:

  • Il primo strumento è il Conto Termico 3.0, disciplinato dal decreto ministeriale del 16 febbraio 2016, che garantisce un rimborso diretto erogato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) fino al 65% della spesa ammissibile, accreditato direttamente sul conto corrente del beneficiario;
    Il secondo è il bonus ristrutturazioni, previsto dall’articolo 16-bis del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che offre una detrazione IRPEF del 50% spalmata su dieci quote annuali: una soluzione più indicata quando la sostituzione della stufa rientra in un intervento più ampio di manutenzione straordinaria.

Come fare domanda: la procedura passo dopo passo

Ottenere l’agevolazione richiede il rispetto di alcuni passaggi amministrativi precisi. Ogni pagamento deve avvenire tramite bonifico parlante, requisito richiesto dal Fisco trasversalmente per interventi edilizi e generatori termici. È inoltre necessario conservare tutte le fatture d’acquisto e trasmettere la documentazione attraverso i canali telematici ufficiali, la piattaforma del GSE per chi punta al Conto Termico, il sito dell’ENEA per chi opta invece per la detrazione IRPEF. La pratica va affidata a tecnici abilitati come ingegneri, periti o geometri e a installatori certificati, figure chiamate ad asseverare che le prestazioni reali dell’impianto corrispondano a quanto dichiarato. Un ultimo obbligo riguarda il libretto d’impianto, che va tenuto sempre aggiornato con le manutenzioni biennali previste dalla normativa.

Bandi regionali e novità 2026: cosa cambia per chi vuole cambiare stufa

Oltre agli strumenti statali, in alcune regioni sono previsti fondi aggiuntivi a fondo perduto, pensati per integrare il Conto Termico o coprire una parte più ampia della spesa. Va però detto subito che, per l’anno in corso, la maggior parte di questi bandi risulta scaduta o in fase di chiusura amministrativa, in attesa di nuove delibere:

  • In Lombardia, il bando che integrava il Conto Termico fino all’80% dei costi si è chiuso a settembre 2025 e oggi si resta in attesa di un eventuale rifinanziamento;
  • In Veneto, l’incentivo riservato a chi ha un ISEE fino a 50.000 euro è arrivato alla fase conclusiva, con il 30 giugno 2026 come termine ultimo per caricare la documentazione di fine lavori;
    In Emilia-Romagna il contributo, che offriva fino a 8.000 euro ai residenti nei comuni di pianura, non è più attivo poiché la finestra per le domande si è chiusa alla fine dello scorso anno;
    In Piemonte, il contributo oscilla tra 1.500 e 3.000 euro per la sola rottamazione nell’abitazione principale;
  • In Friuli Venezia Giulia e Trentino l’attivazione di nuove misure dipende dalle decisioni delle rispettive giunte regionali.

Cosa cambia con le nuove regole ambientali

La novità più rilevante del 2026 riguarda l’entrata a regime del decreto legislativo 5/2026, che recepisce la direttiva europea RED III e ha eliminato gli incentivi per chi sostituisce una caldaia a gas metano con un apparecchio a pellet, intervento fino a poco tempo fa largamente agevolato. Da questo momento in poi, i fondi restano disponibili soprattutto per la sostituzione di vecchie stufe a biomassa e per l’abbandono di impianti a carbone o gasolio. Resta comunque possibile abbandonare il gas naturale, ma solo rispettando paletti tecnici precisi:

  • le emissioni di particolato non devono superare 1 mg/Nm3;
  • il nuovo apparecchio deve rientrare in una fascia tecnologica di alta efficienza, con conformità comprovata da test di laboratorio certificati.

In generale, per accedere ai fondi oggi non basta più acquistare una stufa recente, ma serve la certificazione ambientale a 5 stelle prevista dal DM 186/2017, un rendimento termico minimo dell’87% (che sale al 92% per le caldaie di grande potenza) e un sistema di accumulo termico adeguato alla potenza dell’impianto. Chi installa una stufa a pellet dovrà inoltre utilizzare esclusivamente combustibile certificato in classe ENplus A1, conservando le ricevute d’acquisto in caso di controlli.