Dopo la sospensione del bollo auto, il governo punta ora l’attenzione sul canone Rai. La tassa che finanzia il servizio pubblico radiotelevisivo potrebbe subire un taglio, o addirittura sparire del tutto dalle bollette elettriche degli italiani, ma a condizioni precise. A presentare la proposta è Forza Italia, con un emendamento depositato al Senato nell’ambito dell’esame della riforma Rai. Una novità che riguarda milioni di famiglie, oggi chiamate a versare 90 euro all’anno tramite la bolletta della luce, ma che apre anche un interrogativo non secondario, se il canone si riduce, chi finanzierà la Rai al posto dei contribuenti?

Come funziona il taglio del canone Rai proposto da Forza Italia

L’emendamento porta la firma dei relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso, entrambi di Forza Italia, ed è stato presentato durante la discussione in Senato della riforma del servizio pubblico radiotelevisivo. Al momento non è ancora chiaro se la tassa verrà semplicemente ridotta o abolita del tutto. Il testo prevede che una riduzione del tributo sia subordinata al reperimento di finanziamenti pubblici compensativi da destinare alla Rai. In pratica, l’idea alla base della proposta è che l’azienda possa incassare meno risorse direttamente dai cittadini attraverso il canone, ma senza che questo si traduca in un taglio complessivo delle risorse necessarie a garantire il servizio pubblico.

Quanto si paga oggi e cosa potrebbe cambiare dal 2027

Attualmente il canone Rai ordinario ammonta a 90 euro all’anno. Per chi ha un’utenza elettrica domestica residenziale, il pagamento avviene tramite dieci rate mensili da 9 euro, addebitate in bolletta da gennaio a ottobre. L’importo era stato temporaneamente abbassato a 70 euro nel 2024, per poi tornare a 90 euro nel 2025 e restare invariato anche nel 2026. Una nuova riduzione, o un’eventuale abolizione, porterebbe quindi a un risparmio netto in bolletta fino a un massimo di 90 euro l’anno.

Se il canone si riduce, chi finanzia la Rai

Tagliare o abolire il canone significherebbe ridurre il gettito che oggi arriva dagli abbonamenti televisivi. Per questo l’emendamento condiziona la riduzione al reperimento di altre forme di finanziamento pubblico, senza però specificare ancora da dove arriveranno concretamente queste risorse. La questione non è solo economica, ma anche normativa. L’European Media Freedom Act, il regolamento europeo sui media, richiede che le procedure di finanziamento dei servizi pubblici radiotelevisivi garantiscano risorse adeguate, sostenibili e prevedibili, proprio per tutelare l’indipendenza editoriale delle emittenti pubbliche. Qualsiasi riforma del canone dovrà quindi fare i conti anche con questo vincolo europeo.

Quando si deciderà sul taglio del canone

La proposta si inserisce nel più ampio esame della riforma Rai, che tocca anche le regole di governance e organizzazione della società. La votazione degli emendamenti in commissione è prevista a partire dal 23 settembre. Anche in caso di approvazione, però, non scatterebbe uno sconto immediato in bolletta, in quanto il nuovo meccanismo dovrà prima essere recepito nella normativa e, soprattutto, dovranno essere individuate le risorse necessarie a coprire la riduzione. Per tutto il 2026, quindi, il canone Rai resta fissato a 90 euro.