Con l’inflazione salita al 4,2% a settembre (caro vita), il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) richiama l’attenzione sul personale scolastico di ruolo fuori sede. La proposta è duplice: un’indennità di sede fino a 400 euro mensili per docenti e Ata che lavorano lontano dalla residenza e una tutela specifica nella mobilità per i docenti ancora lontani da casa a causa delle procedure della legge 107/2015. Le richieste sono rivolte al ministro Giuseppe Valditara.
Indennità di sede fino a 400 euro: la proposta e i criteri
Il CNDDU, nel suo post Facebook del primo ottobre, parte da una constatazione: chi presta servizio lontano dalla propria residenza deve sostenere di fatto due centri di spesa. Al canone di locazione si sommano utenze, trasporti e viaggi periodici per tornare in famiglia. Per il coordinamento, il problema non riguarda solo gli stipendi in generale. “L’attuale andamento dei prezzi rende particolarmente onerosa la condizione di docenti e personale ATA che, per garantire il servizio, devono sostenere i costi di un secondo domicilio e degli spostamenti necessari per mantenere i rapporti con il proprio nucleo familiare”, si legge.
La misura ipotizzata è una indennità straordinaria di sede, riservata a docenti e Ata di ruolo e graduata secondo criteri oggettivi. Il tetto indicato è di 400 euro al mese, pari a 4.800 euro l’anno, da riservare alle situazioni di maggiore esposizione economica. “Il CNDDU propone pertanto di valutare l’introduzione di un’indennità straordinaria di sede destinata al personale docente e ATA di ruolo fuori sede, graduata secondo criteri oggettivi e quantificabile fino a 400 euro mensili nelle situazioni di maggiore esposizione economica. L’importo dovrebbe essere determinato considerando la distanza tra residenza e sede di servizio, la necessità documentata di mantenere un secondo domicilio e l’incidenza delle spese abitative e di trasporto.“
Inflazione e costi del secondo domicilio: i dati
Il punto di partenza sono le stime preliminari dell’Istat, diffuse il 30 settembre 2026. L’inflazione è al 4,2% annuo, in salita dal 3,3% di agosto, e l’inflazione acquisita per l’anno è al 3,1%. A spingere i prezzi sono soprattutto i beni energetici, aumentati del 22,3% su base annua. Un dato che incide sulle voci citate dal CNDDU, come le utenze di un secondo alloggio, e sui trasporti legati ai rientri.
| Indicatore Istat (dati preliminari) | Agosto 2026 | Settembre 2026 |
|---|---|---|
| Inflazione annua | +3,3% | +4,2% |
| Inflazione acquisita 2026 | +2,9% | +3,1% |
| Beni energetici | +17,1% | +22,3% |
| Inflazione di fondo | +1,5% | +1,7% |
Sul fronte retributivo, il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, firmato il 1° luglio 2026, prevede secondo l’ARAN un aumento medio a regime di 143 euro lordi mensili per i docenti, dal 1° gennaio 2027. Si tratta di incrementi uguali a prescindere dalla sede di servizio. È su questo punto che il CNDDU costruisce il suo ragionamento: l’aumento generale dei prezzi colpisce tutti, ma chi mantiene due abitazioni lo subisce due volte. Per questo la proposta prevede un importo modulato e non uniforme, in modo da concentrare le risorse sulle “condizioni effettivamente più onerose“.
Legge 107/2015: la richiesta di tutela nella mobilità
Il secondo punto riguarda i docenti coinvolti nel piano straordinario di assunzioni e nelle procedure di mobilità della legge 13 luglio 2015, n. 107. Il comma 108 dispose per il 2016/2017 un piano straordinario di mobilità territoriale e professionale a livello nazionale, con deroga al vincolo triennale di permanenza nella provincia. Il CNDDU osserva che, a oltre dieci anni di distanza, occorre accertare quanti docenti siano ancora in una condizione di significativa lontananza da casa riconducibile a quella fase.
Per questi docenti il sostegno economico, pur necessario, non basta. Il coordinamento chiede di valutare una tutela nell’ambito della mobilità che favorisca il rientro o l’avvicinamento alla provincia o alla regione di residenza, compatibilmente con i posti disponibili e con le esigenze del sistema. Non un automatismo, ma criteri trasparenti che tengano conto degli anni di servizio prestati lontano, della distanza e della durata della condizione di fuori sede. Secondo il CNDDU, una situazione nata in una fase straordinaria «non dovrebbe assumere carattere indefinito».
Il passaggio preliminare è una ricognizione nazionale, che quantifichi il personale di ruolo fuori sede, stimi il fabbisogno finanziario dell’indennità e individui i docenti ancora interessati dagli effetti della legge 107. Solo così, sostiene il coordinamento, si potrebbero costruire “interventi sostenibili, selettivi e verificabili“. La richiesta al ministro Valditara è di promuovere un confronto istituzionale su entrambe le misure.
