Nei Collegi dei docenti capita che problemi e carichi di lavoro siano noti a tutti, ma che al momento di parlare prevalga la paura di esporsi. Il confronto si sposta poi in sala docenti, nelle chat e sui social. È la fotografia scattata da Normative Scuola ELC in un comunicato del 27 settembre 2026, che invita a portare il dissenso “nelle sedi in cui si decide”. Vediamo cosa dicono le norme di riferimento e quali strumenti hanno i docenti.

Collegi docenti: dovere, disponibilità e incarichi aggiuntivi, dove passa il confine

Rifiutare un incarico extra non equivale a rifiutare i propri doveri. Il CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021 distingue tre ambiti, e il Piano annuale delle attività deve renderli chiari a inizio anno.

AmbitoNaturaCosa comporta
Obblighi di servizioDovutiFanno parte del rapporto di lavoro
Attività funzionaliDovute, entro i limiti contrattualiDevono risultare nel Piano annuale
Attività aggiuntiveVolontariePossono essere accettate o rifiutate

Secondo il comunicato, le attività ulteriori non possono diventare disponibilità senza limiti solo per consuetudine. Lo stesso vale per i viaggi d’istruzione: la vigilanza è una responsabilità concreta, quindi la disponibilità ad accompagnare gli studenti va valutata liberamente. Neppure il volontariato può sostituire le risorse che alcune attività richiederebbero.

Il ruolo del Collegio e il dissenso a verbale

L’art. 25 del D.Lgs. 165/2001 attribuisce al dirigente scolastico poteri di direzione e gestione, da esercitare nel rispetto delle competenze degli organi collegiali. Le attribuzioni del Collegio dei docenti sono disciplinate dall’art. 7 del D.Lgs. 297/1994.

Il Collegio è quindi la sede in cui si discute, si propone e si vota. Chi non è d’accordo può chiedere di mettere a verbale le proprie osservazioni. Una delibera approvata in silenzio, avverte il comunicato, sembra condivisa anche quando non lo è. Restare in silenzio ha un effetto pratico: il verbale non registra il disagio, e le decisioni successive si basano su un consenso solo apparente.

Il comunicato indica alcuni comportamenti semplici per esprimere un dissenso senza alimentare tensioni:

  • chiedere chiarimenti prima del voto;
  • parlare sui fatti, citando il contratto;
  • chiedere la verbalizzazione delle proprie osservazioni;
  • rivolgersi alla RSU o alle organizzazioni sindacali quando serve.

Non ogni scelta sgradita è una ritorsione, precisa il testo. Il timore di conseguenze su orario, incarichi e rapporti professionali, però, è un segnale da non dare per scontato.

Burnout e usura professionale: cosa dice l’OMS

Anni di carichi, tensioni e senso di impotenza possono incidere sul benessere professionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’ICD-11, classifica il burnout come fenomeno occupazionale dovuto a stress lavorativo cronico non gestito, non come condizione medica. Lo descrive con tre dimensioni: esaurimento, crescente distanza mentale dal lavoro e ridotta efficacia professionale.

Burnout e depressione sono condizioni diverse, anche se possono coesistere e alcuni segnali si sovrappongono. Per questo il comunicato sconsiglia sia di sottovalutare i segnali sia di autodiagnosticarsi. Chiedere un aiuto competente è, nelle parole del testo, un atto di tutela.

Il lavoro con confini chiari

Secondo Normative Scuola ELC, parte del malessere nasce dalla confusione tra dovere e disponibilità: incarichi accettati perché “qualcuno deve farlo”, attività portate avanti perché “si è sempre fatto così”. La proposta è tutelare la professione con regole chiare, responsabilità definite e rispetto reciproco, non con il sacrificio permanente. Leggi il comunicato.