Aula del Senato
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Il decreto PA ha superato l’esame della Camera con 133 voti favorevoli e 66 contrari, dopo che il governo aveva posto la questione di fiducia. È un provvedimento omnibus, cioè un contenitore di norme molto diverse tra loro. Per chi lavora nella scuola ci sono due punti da guardare con attenzione, ovvero le regole sulle ferie non godute e la proroga per chi insegna grazie al servizio nelle scuole paritarie. Il testo ora passa al Senato e non c’è molto tempo, perché la conversione va completata entro il 6 ottobre, altrimenti il decreto perde efficacia.

Decreto PA approvato alla Camera: il percorso e le misure principali

Il decreto è arrivato in Parlamento l’8 settembre. Dopo il sì di Montecitorio serve il via libera definitivo del Senato, che deve arrivare entro la scadenza. Finché il percorso non è chiuso, le norme vanno considerate nella versione approvata dalla Camera, quindi potenzialmente ancora da confermare. Il provvedimento tocca molti settori:

  • Per gli enti locali in dissesto introduce nuove regole, come la possibilità di contrarre mutui per i debiti fuori bilancio, una sessione straordinaria del corso-concorso per segretari comunali e la proroga a quattro anni, fino al 2028, delle graduatorie della polizia locale;
  • Un intero capo riguarda i Campi Flegrei, con risorse per il bradisismo e un contributo per l’autonoma sistemazione destinato alle famiglie che hanno lasciato casa perché dichiarata inagibile;
  • Per il cratere sismico 2016 viene prorogata la gestione straordinaria della ricostruzione fino al 31 dicembre;
  • In materia di giustizia si istituisce un ufficio per il processo stralcio nelle sezioni immigrazione e si rafforza l’organico dell’Avvocatura dello Stato;
  • Crescono anche le risorse per la disabilità: il Fondo unico per l’inclusione aumenta di 23,6 milioni nel 2026 e di 8,8 milioni nel 2027;
  • Nell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica cambia infine il nome dei titoli: i diplomi accademici di primo livello vengono equiparati nella denominazione alle lauree, quelli di secondo livello diventano lauree magistrali.

Ferie dei dipendenti pubblici e scuola: cosa cambia in pratica

Sul fronte delle ferie, il decreto attenua il divieto assoluto di monetizzazione. Il datore di lavoro dovrà garantire che le ferie possano essere usate, avvisare per tempo il lavoratore del rischio di perderle e, se vuole negare un’eventuale compensazione, dimostrare che la mancata fruizione è stata una scelta del dipendente. Il testo che abbiamo a disposizione non chiarisce come queste regole si applichino al comparto scuola, quindi per docenti e ATA servirà attendere il testo definitivo e le eventuali indicazioni operative.

Sull’insegnamento, la norma estende fino all’anno scolastico 2027/2028 la possibilità, prevista in via transitoria, di far valere l’esperienza nelle scuole paritarie al posto dell’abilitazione. Bastano almeno tre anni di servizio, anche non consecutivi, svolti nei dieci anni precedenti. La misura riguarda soprattutto chi non ha potuto accedere ai percorsi abilitanti perché l’offerta formativa non era disponibile.

Cosa devono controllare docenti e ATA nelle prossime settimane

Il consiglio è seguire l’esito al Senato e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, perché solo il testo definitivo fa fede. Chi ha alle spalle servizio nelle paritarie farebbe bene a ricostruire con anticipo i propri anni di servizio e a raccogliere la documentazione, così da capire se rientra nel requisito dei tre anni su dieci. Per le ferie non godute, chi ne ha accumulate molte può chiedere alla segreteria o al dirigente informazioni sulla propria situazione, senza aspettare l’ultimo momento.

Un errore è dare per acquisita la monetizzazione, in quanto il decreto attenua il divieto, ma non lo cancella e le condizioni sono precise. Da segnalare, per completezza, che è saltato il cosiddetto emendamento “anti Spin Time”, che avrebbe vietato ai Comuni di assegnare immobili a chi li ha occupati. A rivendicarlo in Aula è stato Marco Grimaldi di Avs, che lo ha definito una norma estranea al decreto.