Il Decreto Scuola 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed è in vigore dal 1° ottobre. Il Decreto-Legge 30 settembre 2026, n. 170 introduce una serie di misure che riguardano l’avvio dell’anno scolastico, il sostegno, l’inclusione, il reclutamento dei docenti, gli ITP, gli istituti tecnici e professionali e le attività legate al PNRR. Sul provvedimento è intervenuta anche la Cisl Scuola, che segnala l’accoglimento di alcune richieste avanzate dal sindacato, ma mantiene osservazioni su altri contenuti. Il decreto dovrà ora essere convertito in legge entro 60 giorni e il testo potrà essere modificato durante l’esame parlamentare.
Decreto Scuola 2026, il testo è in vigore dal 1° ottobre
Il Decreto-Legge n. 170 del 30 settembre 2026 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 227 del 30 settembre ed è entrato in vigore il giorno successivo. Il provvedimento contiene misure urgenti per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027 e interviene anche su PNRR, integrazione degli studenti stranieri, formazione superiore e ricerca.
Non si tratta quindi di una legge definitiva: il decreto deve essere convertito dal Parlamento entro 60 giorni dalla pubblicazione. Durante l’esame parlamentare potranno essere introdotte modifiche al testo attualmente in vigore. Tra gli interventi previsti ci sono disposizioni che interessano direttamente il personale scolastico.
| Ambito | Principale novità |
|---|---|
| Sostegno e PEI | Nuove disposizioni sui tempi e sulle modalità di predisposizione e aggiornamento del PEI |
| Docenti precari | Interventi sui percorsi abilitanti e sulla formazione |
| ITP | Proroga della validità del diploma come requisito di accesso |
| Alunni stranieri | Nuove regole per la composizione delle classi |
| Istituti tecnici e professionali | Interventi nell’ambito della riforma della filiera tecnologico-professionale |
| PNRR | Risorse e misure per accompagnare la conclusione degli interventi |
| Dirigenti scolastici | Risorse aggiuntive per il Fondo Unico Nazionale |
Il provvedimento interviene quindi su più settori del sistema di istruzione, con disposizioni rivolte a docenti, personale ATA, dirigenti scolastici, studenti e famiglie.
Docenti, ITP e sostegno: le principali novitÃ
Una delle disposizioni che interessa maggiormente i docenti riguarda gli Insegnanti Tecnico-Pratici (ITP). Il decreto proroga al 31 dicembre 2027 il termine entro il quale il diploma di scuola secondaria continua a costituire titolo valido per l’accesso ai concorsi e alle classi di concorso della Tabella B, secondo le condizioni previste dalla normativa. Si tratta di uno slittamento rispetto alla precedente scadenza del 31 dicembre 2026.
Il decreto interviene inoltre sui percorsi abilitanti, prevedendo disposizioni per alcune categorie di docenti con esperienza di insegnamento. La disciplina dovrà essere letta insieme alle norme già esistenti sull’abilitazione e alle successive indicazioni applicative.
Un altro capitolo riguarda il sostegno e il PEI. Per gli alunni già iscritti e che proseguono il percorso nella stessa scuola sono previste nuove tempistiche per la predisposizione definitiva del PEI. Il documento potrà essere aggiornato nelle prime settimane dell’anno scolastico e successivamente modificato in presenza di nuove condizioni. Per gli alunni di nuova iscrizione o con una nuova certificazione sono invece previste specifiche modalità per la predisposizione del PEI. Il decreto prevede inoltre che il PEI indichi, con adeguata motivazione, il numero delle ore di sostegno da assegnare alla classe.
Alunni stranieri e composizione delle classi
Il Decreto Scuola 2026 introduce anche nuove disposizioni sull’integrazione degli studenti stranieri. A partire dall’anno scolastico 2027/2028, le classi prime dovranno essere formate secondo criteri di equilibrata composizione. Per determinate categorie di alunni con cittadinanza non italiana è previsto un limite del 30% nella composizione delle classi prime, con criteri differenti a seconda dell’ordine di scuola e della precedente frequenza del sistema scolastico italiano.
Quando le iscrizioni non consentiranno di rispettare il limite, gli uffici scolastici territoriali potranno adottare misure organizzative per favorire una distribuzione equilibrata tra istituzioni scolastiche vicine, tenendo conto anche del principio di prossimità al domicilio. Sono previste inoltre risorse per attività di potenziamento della lingua italiana.
Il decreto interviene anche sul rapporto tra scuola e famiglie. In presenza di difficoltà linguistiche dei genitori stranieri che impediscano un’efficace collaborazione con la scuola, i servizi sociali possono prevedere la frequenza gratuita di corsi di italiano presso i CPIA, finalizzati almeno al livello A2. In caso di mancata partecipazione, dopo la diffida e salvo le esenzioni previste, è prevista una sanzione amministrativa.
Cisl Scuola: accolte alcune richieste, ma restano osservazioni sul decreto
La Cisl Scuola non esprime un giudizio completamente favorevole o completamente contrario sul nuovo decreto. Nel suo commento alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale evidenzia infatti che alcune richieste avanzate dal sindacato sono state recepite.
Tra gli interventi considerati positivamente dalla Cisl rientrano le modifiche che intervengono su alcuni aspetti dell’organizzazione scolastica e del personale, dando seguito a richieste che il sindacato aveva portato al tavolo di confronto con l’Amministrazione. Il decreto, infatti, contiene una serie di misure che riguardano direttamente il funzionamento delle scuole nell’anno scolastico 2026/2027. Tra queste ci sono interventi sul sostegno, sul PEI, sulle attività di orientamento e inclusione, oltre a disposizioni riguardanti il personale docente.
Il punto sul quale la posizione della Cisl Scuola è particolarmente netta riguarda le nuove disposizioni sugli alunni stranieri e sulla composizione delle classi. Il decreto stabilisce che, dall’anno scolastico 2027/2028, le classi prime siano formate secondo criteri di equilibrata distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana. Nella scuola primaria, per alcune categorie di alunni, viene fissato il limite del 30% per classe. Nella scuola secondaria il limite riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo per almeno tre anni il sistema nazionale di istruzione.
La Cisl Scuola non condivide questa impostazione. La posizione era stata espressa già prima della pubblicazione definitiva del decreto dalla segretaria generale Ivana Barbacci, secondo cui la misura rischia di essere difficilmente applicabile e non chiarisce quale sia la finalità perseguita. Il sindacato pone quindi l’accento sulla necessità di garantire strumenti adeguati per l’inclusione, piuttosto che affidare la gestione della presenza degli alunni stranieri principalmente alla distribuzione nelle classi.
Il decreto prevede, quando il limite del 30% non può essere rispettato, che gli uffici scolastici territoriali adottino misure organizzative per favorire una distribuzione equilibrata tra istituzioni scolastiche vicine. Sono inoltre previste risorse per il potenziamento delle competenze di base nella lingua italiana.
