Alessandra Torrioni sul Decreto Scuola
Alessandra Torrioni sul Decreto Scuola

Continuano a far discutere alcune misure adottate nel Decreto Scuola approvato di recente dal Consiglio dei ministri. Il provvedimento potrebbe arrivare all’esame del capo dello Stato lunedì 28 settembre 2026. Tra le tematiche maggiormente al centro del dibattito troviamo quella della fissazione del tetto del 30% di alunni stranieri in classe. Il malcontento ruota intorno al concetto di integrazione, che secondo alcuni potrebbe essere messo in discussione con questa misura. Di altro parere è invece chi ritiene che il decreto vada letto come un modo per andare incontro alle difficoltà linguistiche che spesso si riscontrano all’interno delle classi. Sulla misura è voluta intervenire Alessandra Torrioni, docente di scuola primaria presso l’Istituto comprensivo “Pietro Aldi” di Manciano, laureata in Scienze e tecniche psicologiche, dal 2023 portavoce nazionale del gruppo “Idonei 2020 per il ruolo – Gli Invisibili” e fa parte del tavolo nazionale sul bullismo presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

“Basta fare propaganda: i problemi che le scuole vivono ogni giorno vanno affrontati nel merito”

Riportiamo alcune riflessioni sul Decreto Scuola che l’insegnante Alessandra Torrioni ci ha voluto depositare:

“Il dibattito sul recente decreto scuola si è concentrato soprattutto sul limite del 30% nelle classi prime. È comprensibile che un tema così delicato susciti domande e preoccupazioni. Proprio per questo, prima di esprimere un giudizio, credo sia necessario leggere cosa prevede il provvedimento e chiedersi quale problema intenda affrontare.

Da insegnante di scuola primaria, so quanto la lingua sia importante per sentirsi parte della classe. Un bambino che non comprende ancora bene l’italiano può avere difficoltà a seguire una spiegazione, a fare una domanda o a raccontare ciò di cui ha bisogno. Aiutarlo a imparare la lingua non significa chiedergli di rinunciare alla propria storia: significa dargli una possibilità in più di partecipare pienamente alla vita scolastica.

Il decreto non stabilisce un limite per tutti gli alunni con cittadinanza straniera. Per le future classi prime individua condizioni precise, legate alla nascita in Italia o al percorso scolastico già svolto, e prevede interventi quando le iscrizioni non permettono una composizione equilibrata. Sono previsti anche fondi per attività di potenziamento dell’italiano.

A mio avviso, l’obiettivo di evitare che le difficoltà linguistiche si concentrino in alcune classi merita di essere sostenuto. Una distribuzione equilibrata può aiutare gli alunni appena arrivati, i loro compagni e gli insegnanti. Ma perché questa scelta funzioni davvero serviranno attenzione ai territori, rispetto della vicinanza delle scuole alle famiglie e risorse che arrivino nelle classi.

Affermare che distribuire in modo più equilibrato i bambini stranieri che non parlano italiano significhi escluderli o discriminarli significa fare propaganda e non affrontare nel merito i problemi che le scuole vivono ogni giorno.”