Nuovo caso di compravendita di titoli fasulli per insegnare, scalare le graduatorie e, addirittura, partecipare a concorsi. Stavolta la vicenda si è snodata in provincia di Salerno, e ha visto l’avvio delle indagini a cura della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania. L’epilogo ha previsto la condanna della docente, costretta a restituire ben 73 mila euro. Il Ministero aveva chiesto il doppio del risarcimento. Di seguito i dettagli.
Titoli fasulli per insegnare: la Corte dei Conti riconosce la responsabilitĂ amministrativa di una docente
Anni di insegnamento senza essere in possesso dei dovuti requisiti. Questo è quanto è stato scoperto riguardo ad una docente che lavorava nella provincia di Salerno. Dopo perquisizioni, intercettazioni e verifiche nei registri scolastici, le forze dell’ordine hanno ricostruito tutto il percorso della donna, approdata prima a svolgere supplenze temporanee e poi all’assunzione a tempo indeterminato. Ne è seguita l’apertura di un processo.
La Procura regionale presso la Corte dei Conti ha citato in giudizio l’insegnante chiedendo un risarcimento complessivo di 150 mila euro a favore del MIM. La cifra richiesta si fondava sulla restituzione delle retribuzioni percepite dal 2016 al 2025 sia sul danno da disservizio dovuto al tempo speso dagli uffici per valutare pratiche invalide.
La Corte dei Conti, nel pronunciarsi sulla vicenda, ha confermato la responsabilità amministrativa dell’insegnante per aver presentato titoli e certificati non veritieri, ma ha cancellato la richiesta di risarcimento per il danno da disservizio poiché la verifica dei requisiti rientra nei normali compiti della scuola. Il risarcimento è stato quindi quantificato in 73.368,21 euro, a cui si aggiungono la rivalutazione monetaria e gli interessi.
