Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una docente specializzata sul sostegno, che ci ha scritto per raccontare la propria situazione dopo l’assegnazione a una sede lontana dalla residenza. Una vicenda che intreccia il ruolo appena ottenuto, gli spostamenti quotidiani su strade di montagna e la gestione della famiglia.
Il trasferimento da Formigine a Pievepelago: 130 km al giorno
Secondo quanto racconta l’autrice, dopo aver ottenuto un incarico finalizzato al ruolo è stata assegnata alla sede montana di Pievepelago, nonostante fossero disponibili numerosi posti in pianura. Da un mese percorre quotidianamente la tratta Formigine-Pievepelago, oltre 130 km al giorno su strade di montagna prive di collegamenti di trasporto pubblico compatibili con l’orario di uscita da scuola. Non potendo permettersi una seconda casa né voler allontanare i figli dai loro punti di riferimento, la docente segnala che la figlia minorenne resta sola in casa per diverse ore al giorno, una condizione che teme possa aggravarsi con l’arrivo dell’inverno.
Il percorso TFA Sostegno e la scelta obbligata
Nella lettera si spiega che rinunciare all’incarico avrebbe significato la cancellazione dalle graduatorie, dopo anni di precariato e un percorso di specializzazione descritto come intenso: dal collegamento al corso TFA Sostegno Indire ogni pomeriggio dalle 15 alle 20 e nei weekend dalle 8:30 alle 19, oltre al lavoro scolastico del mattino. All’unica richiesta di un confronto, l’autrice riferisce di aver ricevuto una risposta informale: “Potevi anche non accettare”.
La richiesta del sindacato e il silenzio dell’Ufficio Scolastico
Il 1° settembre, secondo quanto riportato, il sindacato a cui la docente si è rivolta ha inviato una PEC all’Ufficio Scolastico Provinciale di Modena, chiedendo un’ottimizzazione della sede o un’assegnazione provvisoria in deroga per motivi assistenziali. Ad oggi, scrive l’autrice, non è arrivata alcuna risposta.
La lettera
“Vi scrivo per sottoporre alla vostra attenzione una situazione di grave disagio lavorativo, logistico e familiare che sta mettendo a rischio la mia salute, la serenità dei miei figli e la mia stessa permanenza nei ruoli dello Stato come docente specializzata sul sostegno. La mia situazione è paradossale: ho ottenuto un incarico finalizzato al ruolo, il traguardo di una vita, ma sono stata assegnata alla sede montana di Pievepelago, nonostante ci fossero moltissimi posti disponibili giù in pianura. Da ormai un mese affronto quotidianamente la tratta Formigine-Pievepelago: un percorso di oltre 130 km al giorno su strade di montagna, prive di collegamenti di trasporto pubblico compatibili con il termine delle lezioni.
Non posso permettermi di affittare una seconda casa lassù, né posso sradicare i miei figli, che hanno la loro vita, la scuola e i loro punti di riferimento a Formigine. Di conseguenza, mia figlia minorenne è costretta a rimanere a casa da sola per molte ore al giorno. Con l’avvicinarsi dell’inverno, la gestione di una strada appenninica diventerà più impegnativa. Vivo con il timore che le succeda qualcosa mentre sono a ore di distanza: se accadesse un’emergenza, andrei incontro a responsabilità legali importanti.
‘Potevi anche non accettare’
A fronte di tutto questo, l’unica risposta informale che ho ricevuto è stata: ‘Potevi anche non accettare’. Ma non accettare significava essere depennata dalle graduatorie, vedendo vanificati anni di precariato e il sacrificio fatto da marzo a giugno per frequentare il corso TFA Sostegno dell’Indire. Ho passato mesi collegata al computer tutti i giorni dalle 15:00 alle 20:00, e nei weekend dalle 8:30 alle 19:00, mentre la mattina lavoravo a scuola. Ho messo da parte la mia famiglia e i miei figli solo per specializzarmi e dare loro un futuro stabile. È giusto che lo Stato chieda questi sacrifici per poi trattarci così?
Lo scorso 1° settembre il sindacato a cui mi sono rivolta ha inviato una PEC ufficiale all’Ufficio Scolastico Provinciale di Modena per richiedere un’ottimizzazione della sede o un’assegnazione provvisoria in deroga per motivi assistenziali. Ad oggi, si registra un silenzio istituzionale.
Sono allo stremo delle forze. Di fronte alla prospettiva di dover rassegnare le dimissioni forzate – una scelta che mi spezza il cuore e che lascerebbe senza guida gli alunni con disabilità che mi sono stati affidati –, vi chiedo di dare voce a questa storia. È la storia di una madre e di una professionista che chiede solo di poter lavorare senza dover scegliere tra lo Stato e la sicurezza dei propri figli.”
Docente di sostegno specializzata
