Due lauree, un master e un lavoro nelle pulizie. A prima vista sembra una contraddizione, e invece è proprio la scelta che LucÃa de la Riva rivendica sui social, in un video diventato virale. Racconta di voler pulire case, cucine e bagni, farlo bene e poi tornare a casa con la testa leggera. La sua storia ha aperto una discussione che riguarda da vicino studenti e neolaureati: che cosa vuol dire davvero avere successo dopo tanti anni di studio? E quanto contano, nella scelta di un lavoro, il giudizio degli altri e l’idea di carriera che ci hanno insegnato?
Laurea, ma lavoro nelle pulizie: la scelta che divide studenti e neolaureati
Nel video, de la Riva spiega di non voler inseguire un percorso professionale prestigioso solo perché ha un titolo di studio alto. Dice di preferire un lavoro che le lasci il tempo e la serenità per il resto della vita. Il punto non è soltanto il mestiere che ha scelto, ma l’idea che rifiuta, ovvero quella per cui chi ha studiato tanto debba per forza puntare in alto. Racconta anche di essersi sentita dire che una persona intelligente non dovrebbe aspirare a un lavoro considerato umile. Da qui nasce una domanda che va oltre il suo caso: quanto pesa lo sguardo degli altri quando decidiamo cosa fare nella vita?
La pressione di trasformare lo studio in carriera
Cresciamo spesso con l’idea che titoli, promozioni e riconoscimento sociale vadano nella stessa direzione. Chi esce da quel percorso rischia di sentirsi dire che ha sprecato il proprio potenziale. Eppure studiare resta uno strumento fondamentale per costruire competenze e opportunità e questo non cambia. Quello che la storia ricorda è un’altra cosa, ovvero che una laurea non obbliga a seguire un unico cammino, e formazione e carriera non coincidono sempre. Una scelta di lavoro può dipendere anche da ritmi, priorità e qualità della vita. Misuriamo il successo con stipendio, ruolo e prestigio, mentre parliamo molto meno di tempo libero, stress e serenità mentale.
“Non voglio una vita brillante, voglio una vita pulita”
La frase più forte del discorso è questa: “Non voglio una vita brillante, voglio una vita pulita”. Il contrasto è volutamente provocatorio e mette in dubbio l’idea che una vita soddisfacente debba sembrare straordinaria agli occhi degli altri. Nello stesso intervento compare il rifiuto di promozioni, email urgenti e ambienti in cui bisogna fingere interesse per ciò che non coinvolge davvero. Il lavoro manuale diventa così una scelta consapevole e non una sconfitta. C’è però un dettaglio da non trascurare, cioè che il video riprende e rilancia un monologo già circolato nel 2025, legato al libro Casas limpias di MarÃa Agúndez. Le parole diventate virali vanno quindi lette dentro una riflessione più ampia sulla dignità dei mestieri meno visibili.
Cosa può dire questa storia a chi studia e a chi si laurea
Storie come questa fanno discutere perché mettono in crisi una gerarchia dei mestieri che spesso diamo per scontata. Alcuni lavori sono considerati meno desiderabili non solo per paga e condizioni, ma anche per una questione di status sociale. Il punto, allora, non è decidere quale lavoro sia migliore. Per uno studente o un neolaureato può essere utile chiedersi cosa vuole davvero da un lavoro e chiedersi quanto, in quella risposta, pesino le sue priorità e quanto le aspettative di famiglia, amici e compagni di corso. La domanda di fondo è quanto siamo liberi di scegliere una professione senza sentirci giudicati per i titoli ottenuti o per il curriculum? È su questo che si gioca il modo in cui definiamo successo, dignità e qualità della vita.
