La prima fase delle immissioni in ruolo si è chiusa il 30 luglio. Possiamo quindi ora tirare le somme sul funzionamento e sull’utilità dei nuovi elenchi regionali, nati per la prima volta da quest’anno e dal futuro strutturale: come sta andando? In linea generale quasi tutte le regioni si sono avvalse di questo ulteriore canale. Ciò che emerge è però la scarsità delle classi di concorso, in alcuni casi, per le quali si sono resi necessari. Un bilancio quindi non completamente positivo, oltre ad alcuni nodi rimasti ancora irrisolti.

Elenchi regionali: uno sguardo d’insieme

Ad aver fornito un quadro completo della situazione è stato nelle scorse ore il gruppo ‘Docenti idonei esclusi’. Sono 16 le regioni che hanno usufruito degli elenchi regionali per immettere in ruolo alla fine degli scorrimenti da Gae e graduatorie concorsuali, e dopo anche agli idonei 30%, sui posti residuali. Dal conteggio resterebbero fuori Molise e Umbria, mentre non vanno considerate la Valle d’Aosta e il Trentino Alto Adige, che aderiscono a procedure di reclutamento autonome rispetto al resto d’Italia.

Ciò che emerge è anche l’entità di utilizzo degli elenchi regionali. Dire che 16 regioni ne hanno usufruito non significa che tutte se ne sono avvalse per tutte le classi di concorso. Solo per fare un esempio, gli elenchi regionali sono stati utilizzati per 30 classi di concorso in Piemonte, contro una sola classe di concorso in Emilia Romagna. Addirittura ci sono classi di concorso su cui non è stata effettuato alcuno scorrimento degli elenchi regionali, come il sostegno su scuola secondaria (ADSS).

Ad oggi, essendosi chiusa la prima fase il 30 luglio, l’unica operazione a cui si potrà assistere è un ulteriore scorrimento degli elenchi regionali a seguito di eventuali rinunce, ma a condizione che vi siano i tempi tecnici per ulteriori convocazioni (come chiarito dalla sindacalista Anief Chiara Cozzetto alcuni giorni fa).

Resta irrisolta l’ipotesi della rinuncia da parte degli idonei PNRR che rientrano nel 30% dei posti banditi. In questa casistica, mancando chiarimenti ministeriali, il posto non viene sostituito e non passa all’idoneo immediatamente successivo.