Insieme allo stipendio di settembre, su NoiPA è arrivato anche il cedolino del Fondo d’Istituto (FIS) relativo all’anno scolastico 2025/26. Il tema che sta sollevando discussioni tra docenti e personale ATA non è tanto la data del pagamento, quanto la quota che se ne va in trattenute fiscali: per un docente di ruolo a metà carriera la riduzione sfiora il 40%, contro il 15% applicato in altri comparti pubblici come la Sanità per le stesse tipologie di compenso.

FIS docenti e ATA: quanto resta in tasca dopo le trattenute

Il Fondo di Istituto retribuisce attività che vanno oltre gli obblighi di servizio: funzioni strumentali, progetti collegati al Ptof, ruoli organizzativi, coordinamento di classe. Per la maggior parte del personale si tratta di poche centinaia di euro l’anno; i collaboratori del dirigente scolastico arrivano invece a 1.500-2.000 euro lordi. Su queste cifre pesano però Irpef e contributi previdenziali, che per un docente a metà carriera assorbono quasi il 40% del compenso lordo.

A rendere la situazione ancora più delicata è il conguaglio fiscale di febbraio, quando il Mef applica in automatico eventuali trattenute aggiuntive calcolate sul reddito complessivo, riducendo ulteriormente l’importo già percepito. Per Rosolino Cicero, presidente dell’Ancodis (l’associazione dei collaboratori dei dirigenti scolastici), si tratta di un trattamento che penalizza chi si assume incarichi oltre gli obblighi contrattuali.

Perché la Sanità paga meno tasse sugli stessi compensi

Il punto di confronto più citato riguarda proprio la Sanità, dove ore aggiuntive e straordinari sono soggetti a una flat tax al 15%, la stessa aliquota agevolata applicata in diversi settori privati. Nella scuola, invece, gli incarichi aggiuntivi seguono le aliquote Irpef ordinarie, molto più alte. La differenza pesa anche perché, sempre restando sul confronto con la Sanità, lo stipendio medio del comparato sanitario supera di oltre 10.000 euro l’anno quello del personale scolastico.

Le richieste di sindacati e politica per una detassazione

Diverse sigle sindacali chiedono da mesi una revisione delle aliquote sui compensi accessori. Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl, ha proposto di portare l’Irpef al 32% per i redditi fino a 60mila euro e di confermare la detassazione già in vigore, estendendola anche alle tredicesime. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, chiede un’aliquota che non superi il 15% del lordo anche per gli incarichi aggiuntivi del personale scolastico, sullo stesso modello della Sanità.

Anche in maggioranza si registrano aperture: il vicepremier Antonio Tajani si è detto favorevole a un’Irpef al 33% fino a 60mila euro di reddito e a una flat tax incrementale al 5% sull’aumento di reddito rispetto all’anno precedente, oltre alla detassazione di straordinari e premi di produttività. Un’eventuale modifica potrebbe trovare spazio nella Legge di Bilancio 2027. Nel frattempo, gli aumenti contrattuali dell’ultimo triennio hanno portato in media 412 euro lordi mensili in più, ma l’inflazione accumulata nello stesso periodo, pari al 17%, ne ha ridotto il valore reale.