Dopo il recente parere del CSPI sulle assunzioni da GPS sostegno I fascia, si torna a parlare di differenza tra il TFA sostegno universitario e i percorsi INDIRE previsti dal DL 71/2024. Daniela Nicolò, portavoce della Community Uniti per INDIRE, sottolinea, in un comunicato stampa, come tale discussione rischia di risultare fuorviante se non affrontata con la dovuta precisione e senza troppe semplificazioni. In particolare, l’idea che i percorsi INDIRE rappresentino una “scorciatoia” formativa non trova riscontro né sul piano normativo né su quello pedagogico.
INDIRE e TFA sostegno, Community Uniti per INDIRE: “Differenze solo apparenti”
La questione principale è quella che riguarda la natura dei percorsi. I docenti che hanno conseguito la specializzazione attraverso INDIRE, ribadisce Daniela Nicolò, non hanno beneficiato di alcuna facilitazione priva di fondamento. Al contrario, il loro percorso si basa sul riconoscimento di competenze professionali già maturate, spesso attraverso anni di servizio sul sostegno, in contesti complessi e con alunni con disabilità. Ridurre la questione alla sola durata del corso o al numero di CFU, in riferimento ai rilievi mossi dal CSPI, rischia di semplificare eccessivamente una realtà molto più articolata.
La qualità della formazione non è solo una questione di ore
Sul piano pedagogico, sottolinea la Community Uniti per INDIRE, la qualità di un percorso formativo non può essere valutata esclusivamente in termini quantitativi. La formazione dei docenti – in particolare quella rivolta agli adulti – si fonda su tre elementi essenziali:
- competenze pregresse;
- esperienza professionale;
- formazione mirata e contestualizzata.
I percorsi INDIRE, in questa prospettiva, non riducono il carico formativo, ma lo riorganizzano, evitando duplicazioni e valorizzando competenze già acquisite sul campo.
Esperienza sul sostegno: un patrimonio professionale da riconoscere
Un elemento spesso trascurato nel dibattito sui corsi INDIRE e il percorso TFA riguarda il valore dell’esperienza diretta. I docenti che hanno lavorato per anni sul sostegno, spiega Daniela Nicolò, hanno maturato competenze difficilmente replicabili in contesti esclusivamente teorici:
- gestione di situazioni complesse;
- elaborazione e attuazione del PEI;
- collaborazione con famiglie e specialisti;
- continuità didattica per alunni fragili;
- sviluppo di competenze relazionali e organizzative.
Questa esperienza rappresenta il cuore della professionalità docente e costituisce la base su cui i percorsi INDIRE intervengono con una formazione strutturata e certificata.
Il rischio di una narrazione distorta
Definire i percorsi INDIRE come “semplificati” o meno impegnativi rischia di generare effetti distorsivi all’interno della comunità scolastica. In particolare, si evidenziano alcune criticità:
- creazione di una frattura tra docenti;
- introduzione di gerarchie non supportate da basi normative;
- svalutazione del lavoro svolto nelle classi;
- interpretazione non coerente della ratio del DL 71/2024.
La scuola italiana, già segnata da criticità strutturali, difficilmente può sostenere ulteriori divisioni interne.
Punteggio e graduatorie: attenzione al rischio discriminazione
Un nodo particolarmente sensibile riguarda il punteggio attribuito ai titoli di specializzazione. Se l’obiettivo è misurare la qualità della formazione, è necessario considerare tutti gli elementi che la compongono:
- conoscenze teoriche;
- competenze operative;
- esperienza sul campo.
Attribuire un punteggio inferiore ai percorsi INDIRE potrebbe comportare conseguenze rilevanti:
- mancato riconoscimento dell’esperienza professionale;
- incoerenza con l’impianto normativo vigente;
- possibile discriminazione tra docenti;
- indebolimento della coesione del sistema scolastico.