Nelle ultime settimane sono circolate parecchie informazioni imprecise sull’AI Act e sui presunti nuovi obblighi per le scuole legati alla scadenza del 2 agosto 2026. È il momento di fare chiarezza, distinguendo bene tra ciò che era già in vigore, quello che cambia da questa data e quanto invece è stato ulteriormente rinviato. A farlo ci ha pensato ANP. Il tema riguarda da vicino dirigenti scolastici, docenti e personale ATA, chiamati a orientarsi tra alfabetizzazione digitale, obblighi di trasparenza e sistemi ad alto rischio.
IA a scuola: cosa cambia dal 2 agosto
L’obbligo di promuovere un adeguato livello di alfabetizzazione sull’IA, previsto dall’articolo 4 dell’AI Act, non nasce affatto il 2 agosto. È già in vigore dal 2 febbraio 2025 e le misure vanno calibrate sul ruolo di ciascuno, sugli strumenti effettivamente utilizzati e sui rischi connessi. Il cosiddetto Digital Omnibus, il regolamento (UE) n. 2026/1744 entrato in vigore il 27 luglio 2026, ha per altro attenuato questo obbligo, quindi non serve più garantire un livello specifico di competenza per ciascun individuo, ma è sufficiente attivare misure di supporto adeguate.
Ciò che cambia il 2 agosto è invece l’enforcement, ovvero l’entrata in funzione delle autorità di vigilanza, che da questa data potranno verificare concretamente l’applicazione del Regolamento. Diventano inoltre pienamente vigenti gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50, di conseguenza bisogna rendere riconoscibile agli utenti l’interazione con un sistema di IA quando non è evidente, ad esempio per i chatbot rivolti a studenti e famiglie, segnalare deepfake e contenuti sintetici e informare sull’utilizzo dell’IA in classe e in segreteria.
Sistemi ad alto rischio rinviati al 2027
Una buona notizia per le scuole riguarda i sistemi ad alto rischio, quelli previsti dall’Allegato III dell’AI Act, che comprendono ammissioni e iscrizioni, valutazione degli apprendimenti e monitoraggio di comportamento e attenzione. I relativi obblighi sono stati differiti al 2 dicembre 2027. Si tratta peraltro di sistemi che, ad oggi, le scuole utilizzano molto raramente. Per chi si affida ad applicativi come Google Workspace o Microsoft 365, inoltre, l’istituto scolastico opera solo come deployer, mentre gran parte degli oneri normativi ricade sul fornitore.
Cosa fare nel frattempo
Il rinvio, però, non significa che ci si possa disinteressare del tema. In vista di possibili controlli, è consigliabile muoversi già da ora su alcuni fronti concreti come censire gli strumenti di IA effettivamente in uso nella scuola, distinguere gli usi ordinari da quelli che incidono su valutazione, orientamento o diritti degli studenti, evitare strumenti non verificati o attivati con account personali, definire regole d’uso e responsabilità garantendo sempre un controllo umano effettivo, avviare percorsi di formazione per tutto il personale (ed eventualmente anche per studenti e famiglie) e documentare formazione, informazione e decisioni assunte.
La parola chiave, in questa fase, non è l’adempimento formale fine a sé stesso, ma un uso consapevole, tracciabile e documentato degli strumenti di intelligenza artificiale, è questo l’approccio che permette di dimostrare, in caso di controllo, di aver adottato misure ragionevoli.
