Alessandra Torrioni, integrazione scolastica
Alessandra Torrioni, integrazione scolastica

Il limite al 30% degli alunni stranieri in classe continua ad alimentare la polemica. Solo nelle scorse ore l’On. Irene Manzi (PD) ha manifestato il proprio consenso al manifesto lanciato da Bologna dagli assessori alla Scuola di Bologna, Roma, Milano e Bergamo: “L’inclusione non si costruisce con i tetti, ma con gli strumenti”. L’insegnante Alessandra Torrioni ha voluto replicare inviandoci le proprie riflessioni.

“Alunni con background migratorio sono un problema per la scuola italiana?”

“Il manifesto lanciato da Bologna dagli assessori alla Scuola di Bologna, Roma, Milano e Bergamo dice con chiarezza ciò che il governo finge di non vedere: l’inclusione non si costruisce con i tetti, ma con gli strumenti. Mediatori linguistici e culturali, corsi di italiano, classi meno numerose, personale adeguatamente retribuito: è ciò che i Comuni chiedono da anni e che oggi finanziano con risorse proprie, mentre dal governo arrivano solo slogan.

Del decreto approvato in Consiglio dei ministri non si conosce ancora il testo definitivo, ma il messaggio rilanciato in questi giorni è già arrivato, ed è inaccettabile: a bambine e bambini con background migratorio, la maggior parte dei quali è nata in Italia, si dice che sono un problema per la scuola italiana.

La Costituzione è chiara: la scuola è aperta a tutti (art. 34) e spetta alla Repubblica rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona (art. 3). Una classe non si compone per quote, si sostiene con le risorse.

Voglio ringraziare le amministrazioni locali che lo hanno promosso, auspicando che altre in queste ore si aggiungano. In Parlamento tradurremo le nostre proposte in emendamenti al decreto per favorire pienamente una scuola più inclusiva e democratica e per sostenere il lavoro che quotidianamente le scuole e le amministrazioni locali portano avanti in concreto e senza rincorrere la propaganda. Perché la scuola ha bisogno di fiducia e non di muri.” Così si è espressa Irene Manzi tramite un post pubblicato sul proprio profilo facebook, nel commentare il tetto del 30% posto dal Decreto Scuola alla consistenza degli alunni stranieri in classe.

“I numeri documentano un investimento concreto nell’integrazione”

Alessandra Torrioni, docente di scuola primaria e portavoce nazionale del gruppo “Idonei 2020 per il ruolo – Gli Invisibili” , si è voluta esprimere all’indomani delle dichiarazioni di Irene Manzi (PD): “La conoscenza dell’italiano è uno strumento essenziale di integrazione. Le cifre diffuse dal Ministero danno concretezza alle parole di Giuseppe Valditara: nell’anno scolastico 2025/2026, su 337.045 iscritti al sistema di istruzione degli adulti, 184.946 hanno frequentato corsi di alfabetizzazione e apprendimento dell’italiano rivolti agli stranieri.

Il rafforzamento dei CPIA, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, emerge dal confronto con il passato. Il finanziamento medio per il funzionamento di ciascun centro è passato da 20.858 euro nel 2021/2022 a 66.884 euro nel 2025/2026: più del triplo. L’organico per l’alfabetizzazione e i percorsi di primo livello è cresciuto di 494 posti, passando da 5.193 a 5.687. Le risorse destinate alla rete comprendono oltre 11 milioni di euro per i laboratori, 40 milioni contro la dispersione scolastica, quasi 29 milioni per la formazione civico-linguistica e 20 milioni per le competenze linguistiche, di cittadinanza e digitali. Per gli studenti stranieri sono inoltre indicati circa 13 milioni per il potenziamento dell’italiano nelle classi in cui i neoarrivati superano il 20 per cento e ulteriori 14 milioni nell’ultimo decreto-legge.

Sono numeri che documentano un investimento concreto nell’integrazione. Anche il coinvolgimento dei genitori nell’apprendimento della lingua rafforza il rapporto tra scuola e famiglia, aiutando gli adulti a partecipare al percorso educativo dei figli. Se ministri di orientamenti diversi, da Mattarella a Berlinguer, da Fioroni a Gelmini e Carrozza, hanno ritenuto necessario intervenire sulla distribuzione degli alunni stranieri, attraverso limiti o criteri di equilibrio nella composizione delle classi, un motivo ci sarà. Pur con misure differenti, l’esigenza era favorire l’integrazione e l’apprendimento.

È su questi obiettivi concreti che dovrebbe essere giudicato anche il lavoro del ministro Valditara. Le singole misure possono essere discusse e migliorate, ma gli investimenti meritano di essere riconosciuti: la conoscenza della lingua e la possibilità di imparare dovrebbero essere una responsabilità condivisa, oltre le contrapposizioni politiche.”