Visite più snelle, meno carta e più procedure online, questa è la direzione in cui si muove la Legge 104 con le riforme sull’accertamento della disabilità , che diventeranno più evidenti dal 2027. Per chi lavora a scuola, tra docenti e personale ATA che usufruisce dei permessi 104 o assiste un familiare, è un tema che tocca la vita di tutti i giorni. Va chiarito subito che il testo parla di tendenze e obiettivi, non di regole già definitive. I dettagli operativi arriveranno con decreti attuativi e indicazioni di INPS e Ministero della Salute.
Legge 104 dal 2027: meno visite ripetute e più digitalizzazione
Uno degli obiettivi è ridurre le visite ripetute per la stessa persona presso enti diversi. In prospettiva, l’accertamento dovrebbe concentrarsi in un’unica procedura, con una commissione integrata che si esprima insieme su invalidità civile, handicap ai sensi della Legge 104 e, quando serve, sulla capacità lavorativa residua. Meno convocazioni significano tempi più brevi e meno stress per chi ha condizioni di salute complesse. Alla base c’è il passaggio da una valutazione centrata sulla diagnosi a una che guarda al funzionamento della persona, cioè a quanto la condizione incide su vita quotidiana, lavoro e partecipazione sociale.
È l’approccio dell’ICF, la classificazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità . Questo cambiamento può influire sul modo in cui viene definita la gravità e su come si documentano le esigenze di assistenza, con possibili riflessi sull’handicap grave (articolo 3, comma 3). I diritti di fondo, come permessi retribuiti, congedi straordinari e agevolazioni fiscali per ausili e veicoli adattati, non cambiano.
Certificati digitali e revisioni più rare
Sul fronte dei documenti si va verso un uso maggiore del fascicolo sanitario elettronico e della trasmissione telematica dei certificati. È prevedibile che molte certificazioni siano già disponibili in digitale e consultabili dalle commissioni, senza copie cartacee multiple. Alcune indicazioni iniziali ipotizzano anche certificati specialistici standardizzati, che descrivano meglio limitazioni e funzionamento. Le visite di revisione potrebbero ridursi nei casi di condizioni stabilmente non migliorabili, soprattutto per patologie croniche gravi o progressive. Diversi provvedimenti hanno già introdotto esoneri per specifiche categorie e questa linea potrebbe rafforzarsi. Per alcune situazioni il riconoscimento potrebbe quindi durare di più o essere confermato senza nuove convocazioni frequenti.
Si semplifica, infine, la posizione dei caregiver. Parentela, convivenza e distanza dal domicilio potrebbero essere gestite sempre più con autocertificazioni e verifiche anagrafiche digitali, senza certificati di stato di famiglia cartacei. Resta però fondamentale la documentazione sanitaria di base, come referti aggiornati e piani terapeutici, perché è su quella che si regge la valutazione medico-legale.
Come prepararsi ai cambiamenti: consigli per famiglie e lavoratori
Nessuno deve correre oggi, ma qualche accortezza aiuta a farsi trovare pronti quando le procedure saranno operative:
- Tenere in ordine i referti: conservare le relazioni cliniche più recenti e aggiornare quelle degli specialisti di riferimento, verificando che le diagnosi siano scritte in modo chiaro;
- Chiedere che si descrivano le limitazioni: le relazioni dovrebbero raccontare non solo la malattia, ma anche cosa comporta nella vita quotidiana, in linea con il nuovo approccio;
- Controllare SPID e CIE: se le pratiche passeranno sempre più online, avere credenziali valide evita di dover andare per forza agli sportelli;
- Guardare le scadenze: chi ha già il riconoscimento farà bene a controllare le date delle eventuali revisioni e le comunicazioni ricevute da INPS o ASL.
A chi rivolgersi in caso di dubbi
Per capire come le novità incidano sul proprio caso, ci si può rivolgere a un patronato, a un’associazione di tutela delle persone con disabilità o al medico curante. Nelle situazioni cliniche complesse è utile sentire anche lo specialista e i servizi sociali o legali.
