punire studenti
Studenti girati di spalle

Giovedì 1° ottobre, agli ingressi di un istituto del quartiere Casilino di Roma, sono stati usati metal detector portatili per controllare chi entrava a scuola. La FLC CGIL di Roma e del Lazio ha espresso “amarezza” e ribadito la propria opposizione ai controlli come risposta alla violenza giovanile. Il sindacato chiede di investire in supporto psicologico, educazione e strutture scolastiche. La Questura, da parte sua, spiega che la misura era legata a una segnalazione di rischio arrivata dalla scuola.

Metal detector a scuola: cosa è successo al Casilino

Secondo la nota della Questura di Roma, il questore ha disposto i controlli insieme al prefetto nel tardo pomeriggio del 30 settembre, dopo la segnalazione della direttrice dell’istituto. La segnalazione riguardava un rischio descritto dalla stessa Questura come “potenziale e non meglio circostanziato”. Attorno alle due sedi è stata predisposta una cornice di sicurezza, con controlli agli accessi affidati al personale del VI Distretto di P.S. Casilino, anche con metal detector portatili.

La Questura aggiunge che l’operazione è stata pianificata con la dirigenza scolastica e con la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale. Sono stati scelti agenti giovani, con un approccio definito “empatico” verso gli studenti. L’intervento è la prima applicazione, nel 2026/2027, della direttiva congiunta dei ministeri dell’Interno e dell’Istruzione e del Merito del gennaio 2026, nata dopo l’uccisione di uno studente a La Spezia.

Le critiche della FLC CGIL: “azioni securitarie“

Per il sindacato, i controlli rientrano tra le misure varate a gennaio dai ministri Valditara e Piantedosi e attuabili su richiesta del dirigente scolastico, d’intesa con Ufficio scolastico regionale, Questura e Prefettura. La direttiva prevede infatti l’uso di dispositivi manuali nelle situazioni più gravi e affida i controlli esclusivamente alle forze dell’ordine. Il ministro Valditara l’aveva presentata come una misura in cui non c’è “nulla di repressivo”.

La FLC CGIL non è d’accordo e definisce questi interventi “azioni securitarie”. L’argomento del sindacato è che non agiscono sulla causa, cioè la crescente violenza legata al disagio giovanile, e servono solo a creare un clima di controllo, spostando semplicemente altrove l’espressione dei fenomeni di violenza. Da qui il passaggio più netto: “La scuola non è luogo di sorveglianza e controllo“. Il sindacato parla di perquisizione uno ad uno di studenti e studentesse e sostiene che non possa essere la risposta in nessun caso, nemmeno davanti a un rischio concreto. La Questura, invece, descrive l’attività come controlli agli accessi.

Le proposte del sindacato: supporto psicologico, educazione e investimenti

Alla logica dei controlli la FLC CGIL contrappone il ruolo delle istituzioni: prendere in carico i problemi dei giovani, educare al rispetto dell’altro, all’affettività e alla cultura del dialogo invece che alla prevaricazione. Per il sindacato le scuole hanno bisogno di «presidi psicologici costanti», di percorsi di educazione alla non-violenza, verbale e fisica, e di tornare al centro della vita comunitaria dei quartieri. Servono, aggiunge, investimenti importanti su didattica ed edilizia scolastica.