Quando la scuola chiude e le giornate estive si allungano, la musica può diventare un’opportunità educativa per i bambini. Non servono strumenti costosi né competenze specifiche: bastano la voce, il corpo e il desiderio di condividere un momento insieme. Ne abbiamo parlato con Francesco D’Aprea, pianista, educatore musicale, musicoterapeuta e CEO di Skillform SRL Impresa Sociale, realtà che promuove il progetto nazionale SIIMUS – Scuole d’Infanzia ad Indirizzo Musicale.

Musica e bambini in estate: chi è Francesco D’Aprea

Francesco D’Aprea è un professionista specializzato nell’educazione musicale e nella musicoterapia. Diplomato in Pianoforte classico a indirizzo solistico presso il Conservatorio “Giuseppe Martucci”, ha completato il proprio percorso con il massimo dei voti e la lode. La sua formazione comprende anche un Master in Event Management, un Master per Operatori in Musicoterapia e la specializzazione completa nella metodologia Orff-Schulwerk, uno degli approcci più riconosciuti nella didattica musicale per l’infanzia. Attualmente è CEO e Amministratore di Skillform SRL Impresa Sociale, società capofila del brand nazionale SIIMUS – Scuole d’Infanzia ad Indirizzo Musicale, oggi presente in oltre cento scuole italiane, e del progetto S(U)ONO – Centri Musicoterapici Italiani, dedicato al benessere attraverso la musicoterapia.

L’intervista sui benefici della musica

Quali benefici produce l’esperienza musicale nei bambini nei primi anni di vita dal punto di vista cognitivo, emotivo e relazionale?

“L’impianto SIIMUS individua sette funzioni formative della musica — cognitivo-culturale, linguistico-comunicativa, emotivo-affettiva, relazionale-sociale, identitaria, critico-estetica, cinestetico-corporea — che non agiscono separatamente. Il dato scientifico converge: Gerry, Unrau e Trainor (Developmental Science, 2012) hanno dimostrato che sei mesi di musica attiva accelerano l’acquisizione delle strutture tonali e migliorano gesti comunicativi pre-linguistici e comportamento sociale rispetto all’esposizione passiva. La musica potenzia inoltre la percezione fonologica, prerequisito del linguaggio.”

Tra le proposte SIIMUS c’è il canto spontaneo, anche attraverso filastrocche e canzoni mimate. Perché la voce del genitore rappresenta un elemento così importante nello sviluppo del bambino?

“Nel nostro protocollo il momento dell’accoglienza si fonda sulla sola voce: ogni bambino viene chiamato per nome e riceve un feedback sonoro. A casa vale lo stesso principio. Cirelli, Jurewicz e Trehub (Journal of Cognitive Neuroscience, 2020) hanno misurato che nelle esecuzioni in stile ninna nanna l’arousal fisiologico di adulto e bambino scende sotto i livelli iniziali. La voce familiare regola le emozioni e sostiene l’attaccamento: per questo le Coccole Musicali chiedono ai genitori di partecipare, non di assistere.”

Il corpo può diventare il primo strumento musicale del bambino. Quali attività semplici possono sperimentare le famiglie per avvicinare i più piccoli al ritmo e all’ascolto?

“È il cardine dell’Orff-Schulwerk, che adottiamo integralmente: la pratica parte dal corpo — gesti-suono, body percussion, scansioni verbali — prima del canto, con alternanza costante di parola e gesto. In famiglia bastano azioni minime: battere le sillabe del proprio nome, accompagnare una filastrocca con mani e ginocchia, cambiare andatura al variare del tempo, alternare suono e silenzio. Sono le stesse attività che proponiamo nel percorso digitale Family SIIMUS per la continuità casa-scuola.”

La “valigia dei suoni” è una delle attività più originali del progetto SIIMUS. Come nasce questa idea e quali competenze permette di sviluppare nei bambini?

“Precisazione doverosa: non è un elemento strutturale dell’impianto didattico SIIMUS, ma un’attività nata da uno dei nostri momenti formativi — il webinar della formatrice Alessandra Manti — e poi adottata spontaneamente da molte scuole affiliate. Si ispira all’opera dell’artista Antonio Catalano. La valigia diventa bacheca sonora portatile: ricostruzione creativa dell’ambiente sonoro con materiali naturali e di riciclo, per ascolto, timbro, classificazione e narrazione.”

Tra scuola e futuro

Negli ultimi anni l’educazione musicale ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel dibattito pedagogico, non solo come esperienza artistica ma come strumento trasversale di apprendimento. Perché questo approccio produca risultati concreti, però, è necessario che la musica entri a far parte della quotidianità scolastica e che gli insegnanti dispongano di una formazione adeguata.

Qual è il ruolo degli insegnanti nel trasformare l’educazione musicale in un’esperienza quotidiana e non solo in un’attività occasionale?

“È la variabile decisiva, e per questo formiamo le maestre di classe come Operatrici Musicali. Il protocollo prevede due lezioni settimanali più la ‘giornata tipo’: accoglienza cantata, focus musicale di circa trenta minuti al mattino, ascolto inter-attivo al pomeriggio. Il principio operativo è netto: la musica segue la programmazione didattica, non viceversa. Sostenuto da webinar bimestrali, seminario annuale, Academy e-learning e tutoraggio, diventa quotidianità, non evento.”

Guardando al futuro, quale spazio dovrebbe avere la musica nella scuola italiana dell’infanzia e nei primi anni di vita dei bambini per contribuire alla loro crescita armonica?

“Va spostata da attività integrativa a dimensione curricolare strutturale. Il quadro esiste già: campo ‘Immagini, suoni, colori’ delle Indicazioni Nazionali, D.Lgs. 60/2017 e D.I. 764/2019 sui temi della creatività — su cui Skill Form (ente che gestisce il marchio SIIMUS) è accreditata con D.D. 2724 del 12 novembre 2024, dall’a.s. 2025/2026. Ciò che manca è continuità di finanziamento e personale qualificato. La rete di oltre cento scuole, pubbliche e paritarie, dimostra che il modello regge; serve riconoscerlo come standard.”