Chi pensa di lasciare la cattedra o la segreteria nel 2027 ha una data da segnare sul calendario, infatti, il 21 ottobre 2026 è l’ultimo giorno utile per presentare la domanda di cessazione dal servizio e andare in pensione dal 1° settembre 2027. Il decreto n. 193 del 23 settembre e la circolare n. 24818 del giorno dopo, firmata d’intesa con l’INPS, hanno aperto la finestra su POLIS – Istanze online già dal 25 settembre. Le domande tardive non producono cessazioni e si dovrà restare a scuola per un altro anno scolastico.
Pensione scuola 2027: chi deve presentare la domanda
La scadenza vale per tutto il personale di ruolo, insegnanti di religione cattolica compresi. I dirigenti scolastici hanno un calendario a parte e possono presentare la domanda fino al 1° marzo 2027, perché il 28 febbraio cade di domenica. Sempre su POLIS e sempre entro il 21 ottobre, vanno inviate anche le istanze collegate, che sono:
- la richiesta di permanenza in servizio per arrivare al minimo contributivo;
- la trasformazione del rapporto in part-time con contestuale pensione;
- la revoca di una domanda già presentata.
C’è un’unica eccezione, la richiesta di trattenimento in servizio, che si fa in forma cartacea o digitale fuori dalla piattaforma, ma con la stessa scadenza. Non deve fare nulla chi compie 67 anni e 1 mese entro il 31 agosto 2027 e ha almeno 20 anni di contributi, perché viene collocato a riposo d’ufficio. Un controllo in segreteria però conviene farlo comunque, per essere sicuri che la pratica sia partita.
I requisiti per andare in pensione dal 1° settembre 2027
La tabella allegata alla circolare indica i requisiti validi per le uscite del prossimo anno. Per la pensione di vecchiaia servono 67 anni e 1 mese di età e 20 anni di contributi. Chi li raggiunge entro il 31 agosto 2027 esce d’ufficio, chi li compie tra settembre e dicembre può chiedere di uscire lo stesso il 1° settembre, ma a domanda. Per la pensione anticipata ordinaria servono 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, da maturare entro il 31 dicembre 2027. Restano poi le uscite riservate a chi aveva già maturato i requisiti negli anni scorsi:
- Quota 103, per chi aveva 62 anni di età e 41 di contributi al 31 dicembre 2023;
- Opzione donna, per chi aveva 61 anni e 35 di contributi al 31 dicembre 2024, nelle condizioni previste dalla legge;
- Quota 100 e Quota 102, per chi aveva i requisiti rispettivamente entro il 2021 e il 2022;
- Lavoratori precoci, con 41 anni e 1 mese di contributi (41 anni per le mansioni gravose).
APE sociale e pensione dei precoci seguono un percorso a parte. La domanda di cessazione può arrivare fino al 31 agosto 2027, ma i requisiti contributivi devono essere maturati entro quella data. Su POLIS le istanze disponibili sono sette, una per ogni tipologia. Chi ne presenta più di una deve sapere che il Ministero le considera in subordine rispetto alla domanda di pensione anticipata ordinaria.
Domanda di cessazione e INPS: cosa fare dopo l’invio su POLIS
Quella su POLIS, è una domanda che serve al Ministero per chiudere il rapporto di lavoro, ma la pensione la paga l’INPS e all’INPS va presentata una seconda domanda, separata. Si può fare con SPID, carta d’identità elettronica o CNS, tramite contact center oppure rivolgendosi a un patronato. Senza questo secondo passaggio, il 1° settembre 2027 si lascia la scuola ma non si entra in pensione. La circolare fissa anche i tempi dell’istruttoria. Entro l’11 gennaio 2027 scuole e uffici territoriali devono mettere a posto i conti assicurativi e chiudere le pratiche ancora aperte di ricongiunzione, riscatto e servizi pre-ruolo. Entro il 21 aprile 2027 l’INPS verifica il diritto alla pensione e lo comunica al Ministero, che convalida le cessazioni al SIDI. Chi ha un riscatto di laurea in sospeso o un servizio mai riconosciuto ha quindi circa tre mesi per sistemare la propria posizione.
TFS e conti da fare prima di firmare
Una novità riguarda il trattamento di fine servizio. La legge di bilancio 2026 ha ridotto da dodici a nove mesi l’attesa per la prima rata di chi matura i requisiti di vecchiaia dal 1° gennaio 2027 e l’INPS ha dato le istruzioni con la circolare n. 30 del 27 marzo 2026. Restano invece i 24 mesi per chi esce con la pensione anticipata o con dimissioni volontarie. La liquidazione è sempre a rate tramite:
- un unica soluzione fino a 50.000 euro;
- due rate annuali tra 50.000 e 100.000 euro;
- tre rate annuali oltre i 100.000.
Chi non vuole aspettare può chiedere l’anticipo del TFS fino a 45.000 euro alle banche aderenti all’accordo quadro, con garanzia dello Stato (articolo 23 del decreto-legge n. 4 del 2019). Prima di inviare la domanda, quindi, conviene richiedere l’estratto conto contributivo, farsi fare una simulazione dell’assegno da un patronato e controllare i finanziamenti in corso. L’assegno sarà quasi sempre più basso dell’ultimo stipendio e i primi mesi possono essere di vuoto. Chi ha una cessione del quinto deve ricordare che il pensionamento non la cancella, bensì la rata segue quanto previsto dal contratto e vanno lette con attenzione le clausole su estinzione anticipata e residuo.