tagli pensioni e stipendi
Tasche vuote

Ogni anno pensione e stipendio vengono adeguati al tasso di inflazione, andando talvolta incontro ad aumenti significativi. Nonostante questo meccanismo, spesso ci si trova a pagare più tasse, motivo per cui non ci si rende effettivamente conto dell’incremento. Ciò dipende dal fenomeno del Fiscal drag: scopriamo di che cosa si tratta.

Cos’è il fiscal drag e come incide sulla pensione

Quando arriva un aumento di stipendio o di pensione legato all’adeguamento al tasso di inflazione, pensiamo di diventare automaticamente più ricchi. In alcuni casi, però, succede l’esatto contrario a causa del Fiscal drag, o drenaggio fiscale, un aumento della pressione fiscale sul reddito per colpa di una forte inflazione. Questo meccanismo innesca un paradosso. 

Le tasse in Italia sono calcolate sul valore nominale della busta paga e non sul valore reale dello stipendio. Ciò significa che i redditi salgono per adeguarsi all’inflazione, il potere d’acquisto però resta sostanzialmente lo stesso perché è aumentato il costo della vita. Tuttavia, noi siamo chiamati a pagare più tasse, in virtù del fatto che il nostro reddito è aumentato. Se, infatti, il reddito viene spinto verso uno scaglione di tassazione superiore, aumentano le imposte da versare senza un reale incremento del potere di acquisto. Inoltre, l’aumento dello stipendio o della pensione può far perdere il diritto a bonus e detrazioni.

Per questo motivo, il Fiscal drag è spesso definito come una “tassa invisibile” che deriva semplicemente dal meccanismo automatico delle tasse progressive. Per capire meglio come funziona il drenaggio fiscale, facciamo un esempio pratico. Come riporta TGCOM24, se un lavoratore con un reddito imponibile di 28mila euro annui riceve un aumento del 3% per recuperare il rincaro dei prezzi, arriva a 28.840 euro. Tuttavia, anche i prezzi sono cresciuti del 3%, quindi il suo potere d’acquisto resta invariato. Così facendo, però, il lavoratore supera la soglia Irpef dei 28mila euro. Di conseguenza, gli 840 euro in più ricadono nello scaglione tassato al 33%, anziché in quello al 23%. In altre parole, una parte dell’aumento destinato a recuperare l’inflazione viene assorbita dal Fisco. 

Chi ci guadagna e chi ci perde

Con il meccanismo del Fiscal drag a perderci sono ovviamente lavoratori e pensionati, mentre a guadagnarci è lo Stato. Secondo le simulazioni degli economisti Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, riportate da Repubblica, il drenaggio fiscale su redditi da lavoro dipendente e pensioni potrebbe produrre 8,1 miliardi di maggiore prelievo nel biennio 2026-2027 nello scenario centrale. Se l’inflazione dovesse schizzare ai livelli ritenuti oggi peggiori, si arriverebbe a quasi 13 miliardi. Tutto denaro che finisce nelle casse dello Stato.

La perdita, tuttavia, non è identica per ciascun contribuente, ma varia in base al reddito, agli aumenti ricevuti e alle detrazioni. Inoltre, perché scatti il drenaggio fiscale, il reddito nominale deve aumentare. Chi non riceve alcun adeguamento non paga più Irpef per effetto di questo meccanismo, ma subisce comunque una perdita di potere d’acquisto a causa dell’aumento del costo della vita.