Anni di supplenze, rincorse ai titoli e concorsi superati non bastano più a garantire un posto fisso a migliaia di insegnanti italiani. Il sistema di reclutamento ha finito per creare una vera e propria guerra tra docenti, dove chi ha superato un concorso si ritrova contrapposto a chi insegna da anni grazie alle graduatorie provinciali. Per uscire da questo stallo, il Comitato Precari Uniti per la Scuola ha diffuso una lettera aperta rivolta ai docenti della scuola statale, proponendo di superare le rivalità interne e adottare un modello di assunzione a doppio canale.

Come superare lo scontro tra concorsi ed esperienza sul campo: la lettera del Comitato Precari Uniti per la Scuola

Negli ultimi anni il confronto sul reclutamento si è concentrato quasi solo sulla posizione occupata nei diversi elenchi. Gli idonei delle selezioni concorsuali chiedono che le proprie graduatorie vengano scorse fino all’ultimo posto, mentre i docenti precari storici rivendicano il valore di cinque, dieci o più anni passati in classe. Questa dinamica finisce per mettere l’uno contro l’altro il merito dimostrato durante un esame e l’esperienza maturata sul campo. Il Comitato Precari Uniti per la Scuola evidenzia, però, nella sua lettera aperta, che la radice del problema non sta nell’esistenza delle graduatorie in sé, ma nella cronica scarsità di posti per le immissioni in ruolo rispetto a quelli che servirebbero davvero agli istituti. Quando le cattedre stabili sono insufficienti, qualsiasi elenco unico si trasforma in un campo di competizione.

Il funzionamento del doppio canale di reclutamento: i due binari paralleli per le assunzioni

La proposta del documento punta a trasformare merito ed esperienza nei due pilastri di un sistema di reclutamento più equo. L’idea centrale è coprire i posti disponibili attingendo da due percorsi distinti e non concorrenziali. Il primo canale verrebbe riservato allo scorrimento delle graduatorie concorsuali vigenti, garantendo i diritti di chi ha superato le prove selettive. Il secondo canale assicurerebbe, invece, la stabilizzazione progressiva del personale con un’anzianità di servizio significativa nelle graduatorie provinciali, sulla base di requisiti chiari e trasparenti. Attraverso questo meccanismo non sarebbe necessario stabilire quale categoria debba prevalere o scavalcare l’altra.

Mappatura degli organici e confronto con le istituzioni

Alla base del piano c’è la necessità di intervenire prima di tutto sulla stima dei posti effettivi. Il Comitato Precari Uniti per la Scuola chiede, infatti, di trasformare in ruoli a tempo indeterminato tutte quelle supplenze che, anno dopo anno, coprono un fabbisogno scolastico ormai permanente. Senza una reale programmazione basata sulle cattedre necessarie, il sistema continuerà a generare precariato e nuove attese a ogni avvio di anno scolastico. Per trasformare l’iniziativa in un percorso concreto, il gruppo ha già ripubblicato il testo integrale del piano e avviato interlocuzioni dirette con rappresentanti politici e sindacati del comparto scuola. Qui il testo integrale della lettera aperta del Comitato Precari Uniti per la Scuola.