Il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ha scritto ai ministri dei Ventisette per avvisarli che siamo davanti a una crisi dei prezzi. La lettera, visionata da Reuters, invita i governi a valutare misure per ridurre i consumi di gas ed elettricità . Il messaggio, però, non parla di forniture a rischio. Il problema è il costo, che rende più difficile riempire gli stoccaggi in vista dell’inverno. Per chi ha a che fare con bollette, edifici pubblici e riscaldamento, scuole comprese, è un tema da seguire con attenzione, soprattutto perché l’Italia, almeno per ora, sta meglio di molti altri Paesi.
Prezzi dell’energia, cosa dice la lettera dell’Ue ai governi
Venerdì 25 settembre la Commissione ha diffuso due messaggi dal tono diverso. Il Gruppo di coordinamento per il gas, riunito il giorno prima, ha confermato la stabilità dell’approvvigionamento, nonostante scorte inferiori ai livelli storici. La lettera di Jørgensen, invece, è più allarmata e parla di misure necessarie in risposta all’inflazione. Secondo il commissario, l’Unione è oggi meglio attrezzata rispetto all’inverno 2021, quando la Russia ridusse le consegne. Hanno pesato la maggiore capacità di importazione di Gnl, la crescita delle rinnovabili e il calo della domanda. Resta però una debolezza di fondo, ovvero che circa l’80% del gas consumato in Europa arriva da fornitori esteri. Questo espone il blocco ai rincari legati alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, da cui passa normalmente il 20% del petrolio e del Gnl mondiali.
Quali misure suggerisce Bruxelles
Jørgensen chiede di intensificare i preparativi e di adottare, o mantenere, misure che sostengano il riempimento degli stoccaggi o riducano la domanda. Gli esempi citati sono tre:
- limiti alle temperature negli edifici pubblici;
- stop al riscaldamento all’aperto;
spegnimento dell’illuminazione pubblica non necessaria.
Sono indicazioni rivolte ai governi. La lettera non nomina le scuole e, al momento, non risultano provvedimenti adottati in Italia. Non ci sono quindi novità dirette per istituti, docenti o personale ATA.
Stoccaggi di gas: i numeri dell’Italia e dell’Europa
Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, la media Ue è al 70,62%, quasi 799 TWh. L’Italia è all’86,3%, pari a 175 TWh, mentre la Germania si ferma al 57%. Il confronto con l’anno scorso spiega la cautela della Commissione, in quanto al 9 settembre il riempimento medio europeo era del 67,33%, contro il 79,63% dello stesso giorno del 2025. L’Italia, che resta prima in Europa per volumi stoccati, era scesa dall’89,68% all’84,06%, per poi recuperare nel corso del mese.
Le regole lasciano un certo margine. Il target vincolante è il 90%, ma può essere raggiunto in qualsiasi momento tra il 1° ottobre e il 1° dicembre. Con le flessibilità previste, la soglia operativa scende all’80% in condizioni normali e al 75% nei casi più estremi. A inizio luglio il Gruppo di coordinamento aveva già stabilito che un riempimento dell’80% basta a garantire le forniture invernali. Per l’Italia, Snam punta al 90% entro fine ottobre.
Perché i prezzi restano alti
Le scorte tengono, ma i prezzi no. Il 24 settembre il contratto TTF per ottobre ha chiuso in rialzo del 5,74%, a 76,13 euro al MWh, dopo l’intervento del presidente iraniano Pezeshkian all’Assemblea generale dell’Onu. A inizio mese, secondo la Commissione, il gas quotava 71,40 euro al MWh, contro i 32 di un anno prima. Il prezzo, in pratica, è più che raddoppiato. Per famiglie e amministrazioni pubbliche questo significa il rischio di bollette più pesanti con l’arrivo dell’inverno, anche se il gas non dovesse mancare. Per ora l’invito a tagliare i consumi resta un’indicazione dell’Ue. Se i governi la trasformeranno in norme, lo si saprà solo con gli atti ufficiali.
