C’è una data che pesa come un macigno nei corridoi del dicastero di Viale Trastevere: il 2027. Non rappresenta soltanto la naturale scadenza della legislatura, ma il momento esatto in cui i nodi irrisolti del precariato scolastico verranno al pettine. Dopo l’abbuffata di bandi di concorso legati ai target del PNRR, la macchina concorsuale si appresta a rallentare. Con le urne all’orizzonte, la gestione di oltre 200mila supplenti non sarà più soltanto una questione tecnica o di bilancio, ma diventerà il terreno di scontro su cui si giocherà una fetta consistente di consenso elettorale.
Stabilizzazione docenti precari: l’agenda politica scavalca la retorica dei concorsi annuali
La narrazione ufficiale parla da tempo di selezioni periodiche con cadenza quasi svizzera. La realtà dei fatti, confermata dai quadri sindacali di ANIEF e dagli addetti ai lavori, racconta una storia del tutto diversa. L’avvio di veri concorsi prima del 2027 appare assai improbabile. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha bisogno di tempo per smaltire le graduatorie già approvate e per coprire le cattedre promesse all’Europa. Fino alle prossime elezioni politiche, l’orientamento sarà quello di congelare i grandi bandi nazionali, limitandosi ad “interventi chirurgici” solo dove i posti sono rimasti del tutto privi di candidati.
L’illusione dei concorsi a raffica e la mappa dei posti effettivi
Bandire un concorso ogni anno costa caro e crea un sovraffollamento di graduatorie che gli Uffici Scolastici Regionali non riescono a smaltire. Con il venire meno della spinta propulsiva del PNRR, la strategia deve per forza cambiare. La priorità diventerà saturare le liste esistenti e programmare nuove prove solo per le regioni e le classi di concorso in cui la carenza di docenti è diventata insostenibile, come accade da anni al Nord per la scuola primaria o per il sostegno. Questo approccio più mirato permetterà al governo di evitare di alimentare ulteriori aspettative senza avere le coperture finanziarie per le assunzioni.
La grana degli idonei e la tentazione delle sanatorie
La vera bomba a orologeria per il Ministero si chiama “quota idonei“. Migliaia di insegnanti hanno superato le prove scritte e orali ma si trovano bloccati dal tetto del 30 per cento imposto dalle ultime norme. La prospettiva di veder decadere i propri sforzi dopo tre anni sta scatenando la rabbia della categoria. Man mano che la campagna elettorale del 2027 entrerà nel vivo, la pressione sul Parlamento per approvare proroghe, scorrimenti straordinari o veri e propri salvagente normativi diventerà irresistibile per le forze politiche di ogni colore. Nessun partito potrà permettersi di ignorare il voto di decine di migliaia di docenti abilitati che chiedono solo di lavorare.
Il nodo del doppio canale e l’occhio vigile di Bruxelles
In questo clima di rincorsa alle risposte per il precariato storico si inserisce la partita del doppio canale di reclutamento. L’idea di trasformare le Graduatorie Provinciali per le Supplenze di prima fascia in un binario permanente per il ruolo affiancato ai concorsi è la bandiera delle rappresentanze dei lavoratori. Far passare una riforma simile prima del voto del 2027 garantirebbe un ritorno politico enorme. L’ostacolo principale resta, però, la Commissione Europea, da sempre inflessibile nell’imporre la prova concorsuale selettiva come unico punto d’accesso per il ruolo nella pubblica amministrazione.
Conti pubblici e promesse da campagna elettorale
Negli ultimi mesi di legislatura, il Ministero dell’Istruzione e del Merito dovrà camminare sul filo del rasoio. Da una parte ci saranno gli annunci elettorali, con la promessa di stabilizzazioni di massa e di nuovi concorsi per coprire l’insegnamento dell’Italiano L2 o le materie scientifiche; dall’altra ci saranno i saldi del Ministero dell’Economia, che impongono paletti rigidi alla spesa pubblica. La rotta che l’esecutivo sceglierà di seguire dirà se la scuola italiana riuscirà finalmente a dotarsi di un sistema di reclutamento stabile o se, ancora una volta, le esigenze della didattica dovranno cedere il passo ai calcoli della politica.
