Sulle pagine di Avvenire, il pedagogista Daniele Novara propone di rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia in Italia, indicandola come lo strumento più adatto per favorire l’integrazione dei bambini figli di famiglie immigrate. Il punto di partenza è la questione linguistica: secondo l’autore, fra i tre e i sei anni una lingua si apprende con maggiore facilità , e questa “finestra” andrebbe sfruttata su scala nazionale.
La proposta di Novara: perché puntare sulla fascia 3-6 anni
Novara ricorda che l’Italia è meta di arrivo di 190 nazionalità diverse e che il ciclo scolastico dai tre ai sei anni è, a suo giudizio, il più significativo per la crescita personale e sociale di un bambino. È in questo periodo, scrive l’autore, che si formano gli apprendimenti di base, le competenze socio-affettive e socio-relazionali, oltre alla padronanza della lingua italiana. Un bambino inserito in un ambiente linguistico di full immersion a tre anni, sostiene Novara, può imparare una nuova lingua in meno di sei mesi.
Nell’intervento, Novara segnala che i bambini che non frequentano la scuola dell’infanzia in Italia sfiorano oggi il 10%, una quota in aumento rispetto a vent’anni fa. Il pedagogista collega questo dato a possibili difficoltà comportamentali che, secondo la sua analisi, si manifestano poi nel corso della vita. L’autore richiama inoltre la riforma pedagogica italiana del 1978, che portò alla chiusura delle classi differenziali e all’integrazione scolastica degli alunni con disabilità , come precedente a cui ispirarsi per una nuova iniziativa sull’obbligo scolastico.
Il confronto con altri Paesi europei
Si citano Francia e Svizzera come esempi di Paesi che si stanno muovendo, o si sono già mossi, verso l’obbligo di frequenza della scuola dell’infanzia. In Italia, attualmente, l’obbligo scolastico decorre dai 6 ai 16 anni, per un totale di dieci anni di istruzione, mentre la scuola dell’infanzia resta un segmento facoltativo del sistema integrato di educazione 0-6.
