Il ritorno sui banchi di scuola rappresenta uno dei momenti più significativi e delicati dell’anno per bambini, adolescenti e famiglie. La ripresa delle lezioni porta con sé un cambio di ritmo importante, fatto di nuovi orari, compagni, insegnanti e responsabilità che possono suscitare entusiasmo oppure momenti di insicurezza. Per capire come affrontare questo passaggio con equilibrio e senza cadere nella trappola dello stress da prestazione, abbiamo intervistato il dottor Claudio Belardo, psicologo iscritto all’Albo degli Psicologi della Regione Campania (Sezione A, n. 10728) e impegnato in progetti di divulgazione e prevenzione del disagio giovanile nelle scuole.
Accompagnare gli studenti nel ritorno in classe con equilibrio: intervista al dottor Claudio Belardo
Dottor Belardo, il mese di settembre segna spesso il ritorno a ritmi serrati. Da dove si dovrebbe partire per evitare che il rientro diventi fonte di stress?
“Bisogna ricordare che non tutti gli studenti vivono questo momento allo stesso modo. C’è chi non vede l’ora di ritrovare i compagni e chi ha bisogno di un tempo maggiore per riadattarsi alla routine. Dopo la libertà estiva è utile favorire una ripresa graduale degli orari dedicati al sonno, allo studio e ai pasti. L’importante è non trasformare fin dai primi giorni la ripartenza in una corsa affannosa verso il risultato o il voto perfetto”.
Che impatto hanno le parole e le aspettative dei genitori su questa fase di adattamento?
“Il linguaggio degli adulti ha un peso enorme. Domande continue sulle valutazioni o confronti con gli altri rischiano di trasmettere l’idea che l’unico elemento importante sia la prestazione. Un ragazzo non coincide mai con il proprio voto. Il rendimento ha certamente il suo valore, ma la scuola è soprattutto esperienza di relazione, crescita personale, scoperta e progressiva conquista dell’autonomia”.
L’arte dell’ascolto e la gestione delle difficoltÃ
Come si distingue una normale fatica iniziale da un disagio psicologico che richiede attenzione?
“Occorre evitare sia di minimizzare ciò che i ragazzi provano, sia di patologizzare ogni emozione negativa. Provare ansia per una prova, sentire nostalgia delle vacanze o fare un po’ di fatica nei primi giorni sono reazioni del tutto naturali che non indicano la presenza di un disturbo. Qualora però il disagio diventi particolarmente intenso, persistente e invalidante per la vita di tutti i giorni, sarà opportuno consultare professionisti qualificati per una valutazione individuale”.
Qual è il primo passo che adulti ed educatori dovrebbero compiere di fronte alle ansie dei più giovani?
“Il primo strumento di supporto rimane l’ascolto. Spesso gli adulti cercano subito di offrire una soluzione pronta, ma prima di intervenire è fondamentale comprendere cosa il ragazzo stia cercando di comunicare. Ascoltare davvero significa dare la possibilità di esprimere una fatica senza sentirsi immediatamente giudicati”.
Relazioni tra pari, prevenzione del bullismo e mondo digitale
Lei incontra spesso gli studenti per parlare di prevenzione del bullismo e del cyberbullismo. Come si costruisce un clima di classe sereno?
“La prevenzione del bullismo e del cyberbullismo non deve scattare soltanto di fronte a un fatto grave, ma va coltivata giorno per giorno. È necessario lavorare costantemente sulla qualità dei rapporti, sul rispetto delle diversità e sulla capacità dei ragazzi di chiedere aiuto senza vergogna quando si trovano in difficoltà ”.
Con il rientro a scuola si riattivano anche le chat di classe e i gruppi social. Come sostenere i ragazzi nell’uso della tecnologia?
“Le dinamiche digitali non sono separate dalla vita reale. Ciò che accade sullo smartphone ha conseguenze concrete sulle persone. Educare alla dimensione digitale significa trasmettere il senso di responsabilità nell’uso delle parole e la consapevolezza del rispetto reciproco anche attraverso uno schermo”.
Che messaggio vorrebbe lanciare ai genitori e agli insegnanti per accompagnare i ragazzi durante questo anno scolastico?
“Il compito degli adulti non è quello di formare ragazzi perfetti, ma di accompagnare ciascuno a diventare autonomo e consapevole con i propri tempi e le proprie risorse. Un errore o un voto inferiore alle attese non rappresentano un fallimento, ma possono trasformarsi in preziose occasioni di apprendimento se affrontati con il giusto sostegno. Chiediamo ai ragazzi impegno e responsabilità , ricordando che il nostro ruolo è guidarli nella crescita senza pretendere la perfezione”.