Tante aspettative, speranze, sapere di ritrovarsi magari in una buona posizione in graduatoria, per poi vedere tutto sfumare per poco. E ad incidere in alcuni casi non è stato il basso numero di posti autorizzati per la classe di concorso d’interesse, ma la presenza di riservisti o titolari di diritti di precedenza che hanno potuto godere del relativo beneficio superando di fatto colleghi collocati in una posizione migliore, arrivando al ruolo prima di coloro che, ‘su carta’, avrebbero avuto la priorità . Inevitabile il malcontento, e quell’amaro in bocca che porta ad avere sfiducia anche nelle immissioni del prossimo anno.
Ruolo: spesso un’illusione per alcuni aspiranti
“Quest’anno sono stata scavalcata da riservisti per servizio civile e possessori di legge 104, e il prossimo anno da chi sarò scavalcata?” Commenti di questo tipo lasciano trasparire tutta le delusione di un sistema che sembra a volte premiare chi, basandoci solo sul punteggio, non meriterebbe il ruolo prima di colleghi meglio piazzati in graduatoria. Eppure casi del genere si sono verificati a bizzeffe su tutto il territorio nazionale. Il riferimento è alle graduatorie di merito, mentre negli elenchi regionali l’unica riserva che può essere fatta valere è quella prevista dalla legge 68/1999.
Tanto basta però per ravvisare un meccanismo da certi punti di vista distorto. Neanche tanto per quanto riguarda i possessori della legge 104, per i quali comunque è prevista non una riserva ma un diritto di precedenza nella scelta dell’ordine di preferenza delle scuole nella fase 2 delle immissioni in ruolo. Maggiore rabbia si riscontra soprattutto nei confronti dei riservisti che hanno svolto il servizio civile universale e nazionale. Questi candidati possono infatti godere della riserva del 15% dei posti disponibili. E ciò che alcuni precari lamentano è, tra l’altro, la scarsa attinenza dello svolgimento di un percorso nel servizio civile con l’ambito scolastico.
La ‘querelle’ resta aperta, e continuerà probabilmente ad alimentare la delusione generale, con l’auspicio che il ruolo non sia così lontano come appare oggi.
