Il Decreto Legge N. 170 del 30 settembre 2026 è entrato ufficialmente in vigore il 1° ottobre scorso e ora ha davanti a sé i consueti 60 giorni di rito per la conversione in legge da parte delle Camere. A prima vista si presenta come il classico provvedimento d’inizio anno, pensato per blindare le scadenze del PNRR e far partire regolarmente le lezioni. Ma basta leggere tra le righe dell’analisi giuridica dell’avvocato Gianfranco Nunziata del foro di Salerno per capire che siamo di fronte a un testo con un certo peso politico e simbolico, destinato a far discutere a lungo nelle aule scolastiche e nei tribunali. Il provvedimento tocca da vicino i diritti degli studenti, riscrive le competenze dell’autonomia, appesantisce la burocrazia per docenti e ATA e va persino a pestare i piedi ai contratti collettivi già firmati. Si muove sul filo stretto che separa il supporto economico dall’impostazione punitiva, sollevando dubbi di tenuta costituzionale.
Le vere novità del Decreto 170 tra aule, contratti e tribunali: stranieri nelle classi, lezioni di italiano per i genitori e divieto di volto coperto
La parte che fa più rumore del decreto scuola è senza dubbio quella contenuta negli articoli 12 e 13, dove l’integrazione degli alunni stranieri si veste di obblighi e sanzioni per le famiglie. Se un genitore mostra persistenti difficoltà con la lingua italiana tali da ostacolare il cammino scolastico del figlio, la scuola dovrà segnalare la situazione ai servizi sociali. Da lì partirà un piano personalizzato con corsi gratuiti d’italiano presso i CPIA per raggiungere il livello A2. Chi sceglierà di non presentarsi senza una valida giustificazione medica o lavorativa rischierà una multa che va da 200 a 1.000 euro, notificata direttamente dal prefetto.
Negli stessi spazi scolastici viene vietato di presentarsi a volto coperto o in modo da impedire il riconoscimento, salvo motivi di salute o esigenze didattiche. Anche in questo caso scatterà la sanzione da 200 a 1.000 euro, accertata dal preside. Per le prime classi arriva poi il tetto del 30% di studenti stranieri: alle elementari si conteranno i bambini non nati in Italia o con meno di due anni di materna, mentre alle medie e alle superiori il limite riguarderà chi non ha frequentato almeno tre anni di scuola italiana. Se una scuola supererà la quota, l’ufficio territoriale dovrà spostare i ragazzi negli istituti vicini. Dove lo spostamento risulterà impossibile, si attiverà un fondo ministeriale da 3,4 milioni per il 2027 e oltre 14 milioni all’anno dal 2028 per fare corsi di italiano al pomeriggio.
Il nuovo calendario del PEI e le insidie sulle ore di sostegno
Sull’inclusione scolastica degli alunni con disabilità il decreto riscrive i tempi del Piano Educativo Individualizzato intervenendo sul decreto legislativo N. 66/2017 e sulla legge 104. Per chi si iscriverà per la prima volta o avrà una nuova certificazione, il PEI provvisorio va chiuso entro giugno e quello definitivo entro il 15 ottobre. Per chi è già iscritto nella stessa scuola, invece, il PEI definitivo si approverà a giugno e si potrà ritoccare solo nelle prime due settimane di ottobre, salvo eventi clinici nuovi.
Nel fissare le ore di sostegno la scuola dovrà motivare con precisione le sue decisioni, cercando di confermare in via prioritaria le ore dell’anno prima. C’è poi una norma tecnica che fa già discutere: il Gruppo di lavoro operativo potrà approvare il PEI anche se manca uno dei suoi membri, purché regolarmente convocato. Se da un lato questa scelta evita blocchi burocratici, dall’altro rischia di scavalcare il parere delle famiglie e degli specialisti. A completare il quadro arrivano 30 milioni per il 2026 e 40 milioni per il 2027 per potenziare orientamento, tutoraggio e contrasto alla dispersione.
La svolta sui Licei tecnologici e il ritorno del latino alle medie
Sotto il profilo culturale il decreto lancia un segnale chiaro al secondo ciclo di istruzione. Gli istituti tecnici cambiano nome in Licei Tecnologici e i professionali diventano Licei Professionali, pur mantenendo per ora la stessa struttura degli studi del passato. Dall’anno scolastico 2027/2028, inoltre, fa il suo ingresso alle medie un’ora facoltativa di latino, affidata ai docenti di italiano e storia con i giusti crediti universitari. Si tratta di scelte fortemente simboliche che mostrano l’intenzione del governo di richiamare la tradizione liceale e umanistica.
Soldi del PNRR, straordinari e la spaccatura con il contratto sindacale
Per quanto riguarda i fondi e la gestione del PNRR, il testo stanzia 5 milioni nel 2026 per il Fondo dell’offerta formativa per pagare gli straordinari di chi lavora ai progetti. Si aggiungono risorse una tantum per i revisori dei conti e per il personale del Ministero, oltre a procedure semplificate per completare i cantieri dell’edilizia scolastica. Il problema nasce dal fatto che la legge decide a tavolino cose che spetterebbero alla contrattazione sindacale. Fissare per decreto un incentivo una tantum del 10% per la formazione o decidere come destinare i fondi accessori comprime il ruolo dei sindacati. Senza contare che le nuove mansioni per il PEI e i corsi d’italiano scaricano sulle spalle di docenti e ATA un carico di lavoro che non trova adeguata copertura contrattuale.
Perché il decreto rischia di finire davanti alla Corte Costituzionale
Come evidenziato nell’analisi dell’avvocato Gianfranco Nunziata (Foro di Salerno), il provvedimento si espone a parecchi ricorsi giudiziari. Le sanzioni economiche ai genitori stranieri vulnerabili e la selezione basata sulla cittadinanza rischiano di violare i principi di uguaglianza e non discriminazione della Costituzione. Anche il divieto di volto coperto cammina sul filo della libertà religiosa, mentre la possibilità di approvare il PEI senza i genitori potrebbe ledere il diritto all’inclusione dei disabili. Infine, l’uso del decreto legge appare tirato per i capelli per norme prive di urgenza come la nascita dei nuovi licei o il latino dal 2027. Nei prossimi mesi si vedrà se il Parlamento ammorbidirà il testo o se la parola passerà ai giudici.