Una sorpresa inaspettata che sa già di campagna elettorale. Del resto nel 2027 gli italiani saranno chiamati alle urne, e allora il governo Meloni si gioca la carta del bollo auto: stop al pagamento sulle auto di bassa cilindrata per tutto il 2027, con la prospettiva di rendere la misura strutturale per il futuro. Se da un lato questa previsione è stata accolta con favore dai cittadini, dal mondo scolastico ci si chiede però se le stesse risorse non potessero essere investite per sanare finalmente l’annoso problema del precariato.

Esenzione bollo auto: “Scelta miope”

Il comitato ‘Evoluzione ATA’, in un recente comunicato pubblicato sulla pagina facebook, ha voluto porre l’accento sulle risorse utilizzate per eliminare il pagamento del bollo auto, per alcune categorie di auto, anzichè investire quegli stessi fondi nella scuola, e specialmente in misure che possano risolvere la piaga del precariato.

“Ci sono scelte di bilancio che, più di mille dichiarazioni, raccontano quali siano le priorità di un Paese. Il Governo più longevo della storia italiana, quello di Giorgia Meloni ha previsto per il 2027 l’esenzione dal bollo per determinate categorie di auto e per i motoveicoli. Parliamo di una misura del valore di circa 2,3 miliardi di euro. Ma c’è un elemento fondamentale. Il Governo ha dichiarato di voler rendere questa misura strutturale. Non stiamo quindi discutendo semplicemente di una misura occasionale. Stiamo discutendo della scelta dichiarata di reperire anche negli anni successivi le risorse necessarie a mantenere l’esenzione.

E attenzione. Quei miliardi non rappresentano semplicemente una mancata entrata dello Stato. Il bollo alimenta i bilanci regionali e la riduzione del gettito deve essere compensata attraverso risorse pubbliche trasferite dallo Stato agli enti territoriali. Pochi euro al mese di beneficio per molti dei singoli automobilisti interessati. Circa 2,3 miliardi di dimensione finanziaria complessiva.”

Queste le parole del comitato, che ha voluto considerare il peso che quei 2,3 miliardi di euro avrebbero assunto per la scuola. Dai calcoli effettuati, con queste risorse, pur immettendo in ruolo personale per una copertura di circa 300 mila posti, si avanzerebbero ancora circa 1,1 miliardi di euro. Se poi questo residuo fosse anche utilizzato sempre per quei 300 mila lavoratori assunti, si potrebbe anche garantire un aumento lordo mensile dello stipendio pari a 205 euro per 13 mensilità.

In pratica si sarebbe potuto intervenire sui 2 grandi problemi della scuola: precariato e salari. Evoluzione ATA ha così concluso: “Circa 2,3 miliardi di euro sono una scelta di bilancio di dimensioni enormi. Quando si parla di scuola, quindi, non può essere sufficiente ripetere: ‘Non ci sono le risorse’. Le risorse vengono stanziate. La questione è dove si decide di stanziarle. Per noi questa è una scelta miope.”