Il Decreto Scuola 2026, tra le novità, porta con sè la fissazione del tetto massimo del 30% degli alunni stranieri in classe. Una misura sicuramente d’impatto se si considera che sono 4.223 le scuole (il 7,9%) in cui si oltrepassa questa soglia, con la massima concentrazione rilevata in Lombardia secondo i dati elaborati da Skuola.net. La tematica divide l’opinione pubblica, con una fetta maggiore propensa a contestare l’utilità pratica del ‘diktat’, accusando la politica di normare fenomeni marginali. Nella ‘querelle’ si è inserito il Ministro Valditara, che ha voluto rispondere alle critiche giustificando la ‘ratio’ del provvedimento.

“Integrazione degli studenti stranieri attraverso un miglior apprendimento della lingua italiana”

Il Decreto Scuola stabilisce una soglia limite del 30% per classe riservata agli studenti stranieri privi di una conoscenza adeguata della lingua italiana. Gli inserimenti in eccesso saranno reindirizzati, a partire dall’a.s 2027/28, verso altri plessi dello stesso bacino territoriale. Alla base di questo intervento ci sarebbe l’idea di assicurare un’effettiva integrazione scolastica. Giuseppe Valditara ha infatti dichiarato: “Numerosi studi dimostrano che un numero elevato per classe di studenti stranieri che non conoscano la lingua del paese ospitante ha un effetto negativo sugli apprendimenti di tutti gli studenti, stranieri e italiani”. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito ha poi aggiunto: “Cito per tutti il rapporto Ocse 2018, secondo cui la composizione delle scuole è tra i fattori che possono sostenere o indebolire la resilienza. In media, le scuole con una maggiore concentrazione di studenti con background migratorio presentano risultati scolastici e indicatori di benessere meno favorevoli”.

Dopo aver citato studi sul tema Valditara ha infine concluso: “La norma ha la finalità di favorire l’integrazione degli studenti stranieri attraverso un miglior apprendimento della lingua italiana e dunque un maggiore successo scolastico”.