È stato sottoscritto al Ministero dell’Istruzione e del Merito il CCNI sulla formazione del personale scolastico per il 2026, ma l’accordo arriva già segnato da una doppia criticità : le risorse stanziate sono state ulteriormente ridotte dal cosiddetto “decreto accise” e manca ancora qualsiasi intervento sui compensi dei commissari degli Esami di Stato, rimasti congelati agli importi del 2007. Anief ha preso posizione con forza su entrambi i fronti.
CCNI formazione 2026: quanto vale e come vengono distribuiti i fondi
La base di partenza era già modesta: la Legge 30 dicembre 2025, n. 199 (legge di bilancio 2026) aveva stanziato 3.653.061,00 euro per la formazione del personale scolastico nell’esercizio finanziario 2026. Una cifra che il decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33 — il “decreto accise” — ha ulteriormente ridotto, rendendo ancora più limitato il margine di intervento.
Di fronte a risorse così contenute, il Ministero ha scelto di non distribuirle direttamente alle singole istituzioni scolastiche: suddivise tra le oltre 8.000 scuole italiane, sarebbero arrivate poco più di 100 euro per istituto — una cifra simbolica, di fatto inutilizzabile per qualsiasi progetto formativo strutturato. I fondi vengono invece convogliati attraverso le Scuole polo per la formazione, per finanziare iniziative a carattere nazionale.
Le azioni formative rientreranno nel Piano Nazionale di Formazione dei Docenti (PNFD) e si svilupperanno in coerenza con le priorità del sistema nazionale di istruzione, con particolare attenzione a educazione civica, cittadinanza attiva, innovazioni didattiche, inclusione, personalizzazione e benessere scolastico.
Anief: “Risorse troppo scarse, serve una visione d’insieme sulla formazione”
Anief ha accolto la firma del CCNI con una valutazione critica netta. Il sindacato ha ribadito che le risorse destinate alla formazione del personale scolastico restano del tutto insufficienti rispetto alle reali esigenze della scuola italiana e che manca ancora una visione organica e strutturata sulla formazione in servizio, sia per i docenti che per il personale ATA.
La posizione di Anief non si limita alla quantità dei fondi: il sindacato ha sottolineato come la formazione non possa essere gestita attraverso stanziamenti annuali residuali, ma debba essere inserita in un piano pluriennale con risorse certe e adeguate.
Compensi commissari maturità 2026: fermi da quasi 20 anni
Il secondo nodo sollevato da Anief riguarda un tema che si trascina da anni senza soluzione: i compensi dei commissari degli Esami di Stato, sia per i presidenti che per i membri interni ed esterni delle commissioni, sono rimasti invariati rispetto alla tabella in vigore dal 2007.
Nel corso della conversione in legge del decreto-legge 9 settembre 2025, n. 127 — il provvedimento sulla riforma dell’Esame di Stato del secondo ciclo — Anief aveva proposto uno stanziamento specifico di 17 milioni di euro per adeguare questi compensi all’inflazione accumulata in quasi vent’anni. La proposta non è stata recepita.
Maturità 2026: perché il nodo dei compensi non può più essere rimandato
Con la prima prova scritta della Maturità 2026 fissata al 18 giugno, il tema dei compensi torna di stretta attualità . I docenti chiamati a svolgere le funzioni di commissario o presidente di commissione lo fanno con indennità che non riflettono né il costo della vita attuale né il valore del lavoro svolto — un lavoro che si svolge spesso lontano dalla scuola di appartenenza, con responsabilità significative e in un periodo che si sovrappone alla fine dell’anno scolastico.
Anief ha chiesto al Ministero chiarimenti formali sulla possibilità di utilizzare parte delle risorse destinate alla formazione per finanziare questo adeguamento, aprendo un fronte negoziale che potrebbe trovare spazio nelle prossime sessioni di contrattazione. Fino ad allora, i compensi dei commissari della Maturità 2026 resteranno ancorati a una tabella che ha quasi vent’anni.
