Le prove scritte del concorso pubblico per 145 Dirigenti Tecnici con funzioni ispettive, svolte il 19 e 20 gennaio 2026 presso la Nuova Fiera di Roma, sono oggetto di approfondimento giuridico a seguito delle segnalazioni presentate da una candidata. Lo Studio Legale Esposito Santonicola, interpellato per una consulenza informativa, ha fornito una risposta articolata sui possibili profili di illegittimità della procedura, chiarendo quali siano i principi coinvolti, le forme di tutela esperibili e il momento corretto per l’eventuale ricorso. L’analisi prende le mosse dai principi consolidati della giurisprudenza amministrativa in materia di par condicio, anonimato e buon andamento delle selezioni pubbliche.

Concorso 145 Dirigenti Tecnici: segnalazioni dalla candidata sulle prove scritte

Nella richiesta di consulenza, la candidata ha descritto una serie di circostanze verificatesi durante le prove scritte del concorso per 145 Dirigenti tecnici. In particolare, nella prima prova della durata di 180 minuti, il tablet assegnato avrebbe iniziato a scaricarsi prima della conclusione, costringendola alla consegna anticipata per evitare la perdita dell’elaborato. La candidata riferisce che la gestione del problema sarebbe stata non uniforme: ad alcuni concorrenti sarebbero stati forniti power bank, ad altri sarebbe stata consentita la ripresa della prova dopo la ricarica, mentre ad altri ancora sarebbe stato chiesto di consegnare.

Ulteriori rilievi riguardano la mancata tutela dell’anonimato. Durante la prima giornata, sui banchi sarebbe rimasto un foglio con dati anagrafici e codice identificativo, senza procedure di imbustamento anonimo. Sempre secondo la candidata, i telefoni cellulari non sarebbero stati ritirati in modo sistematico e i controlli sull’uso delle buste sarebbero risultati disomogenei.

La candidata segnala inoltre una gestione differenziata dei codici di legislazione scolastica: a lei e ad altri sarebbe stato imposto di rimuovere gli indici analitici e sistematici, mentre candidati con codici di editori diversi non avrebbero subito analoghe limitazioni, con evidenti difficoltà nella consultazione delle norme.

L’analisi dello studio legale: profili di illegittimità e tempi del ricorso

Nella risposta alla candidata, lo Studio Legale Esposito Santonicola evidenzia come le circostanze descritte, se confermate dai verbali della Commissione e dalla documentazione ufficiale, possano integrare violazioni rilevanti dei principi che regolano i concorsi pubblici. La riduzione del tempo effettivo d’esame, quando imputabile a carenze organizzative dell’Amministrazione, incide direttamente sulla parità di trattamento tra i candidati e contrasta con il principio di buon andamento sancito dall’art. 97 della Costituzione.

Ancora più sensibile è il profilo relativo all’anonimato nella correzione delle prove scritte, che la giurisprudenza qualifica come elemento essenziale dell’imparzialità dell’azione amministrativa. Una violazione strutturale dell’anonimato è considerata idonea, secondo l’orientamento dei giudici amministrativi, a inficiare l’intera procedura concorsuale. Anche la gestione disomogenea dei codici normativi viene ricondotta dallo studio legale alla violazione della par condicio, in quanto determina una disparità oggettiva dei mezzi a disposizione dei concorrenti.

Quanto alla tutela giurisdizionale, lo studio chiarisce che il dies a quo per proporre ricorso decorre dalla pubblicazione o comunicazione degli esiti delle prove scritte. Prima di tale momento, la candidata può presentare un’istanza di accesso agli atti ai sensi della Legge n. 241/1990 per acquisire verbali, istruzioni operative e documentazione tecnica. In caso di esito negativo, sarà possibile valutare il ricorso al TAR entro 60 giorni, con eventuale richiesta di misure cautelari per l’ammissione con riserva alle fasi successive del concorso.