La laurea triennale in Italia garantisce un vantaggio salariale minimo rispetto al diploma di scuola superiore. A dirlo è il rapporto Education at a Glance 2026 dell’Ocse, pubblicato il 29 settembre, che misura quanto guadagna in più chi ha un titolo universitario. Il dato che pesa di più riguarda il primo livello: +4%. Il quadro cambia con la laurea magistrale, e cambia ancora per chi punta a insegnare, dove il titolo richiesto dipende dall’ordine di scuola.
Laurea triennale e stipendio: il vantaggio è del 4%
L’Ocse confronta i lavoratori a tempo pieno e per l’intero anno con un titolo di istruzione terziaria con chi ha un diploma superiore o un titolo post-secondario non terziario. In Italia i laureati guadagnano il 35% in più, contro una media Ocse del 54%. Il divario dipende da come si distribuisce il vantaggio: chi si ferma alla triennale ottiene soltanto il 4% in più, mentre per chi arriva a magistrale o dottorato il vantaggio sale al 44%.
| Titolo di studio (confronto con il diploma) | Vantaggio salariale in Italia |
|---|---|
| Laurea triennale | +4% |
| Laurea magistrale o dottorato | +44% |
| Istruzione terziaria, totale | +35% (media Ocse: +54%) |
Il dato è una media su tutti i lavoratori a tempo pieno, quindi non indica quanto guadagni in concreto un singolo laureato. Mostra però un andamento: il premio salariale si concentra nel secondo livello, non nel primo.
Pochi laureati e un premio contenuto: il contesto italiano
L’Ocse segnala che in Italia solo il 22% degli adulti ha un titolo terziario, mentre la media dei Paesi Ocse è al 43%. Un numero ridotto di laureati, quindi, non si traduce in un vantaggio retributivo più alto. Anche la spesa pubblica per l’istruzione terziaria resta sotto la media: nel 2023 era allo 0,9% del PIL, contro l’1,1% dell’area Ocse.
L’informazione utile per chi sceglie il percorso di studi è quindi doppia. Il titolo universitario paga meno che altrove, e la differenza tra primo e secondo livello è marcata. Conta anche il settore di impiego: il rapporto non scende nel dettaglio per professione.
Per la scuola il titolo richiesto è quasi sempre la magistrale
Nel mondo della scuola la distinzione tra i due livelli ha effetti diretti sull’accesso. Per insegnare nell’infanzia e nella primaria serve la laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria. Per la secondaria di primo e secondo grado occorre in genere la laurea magistrale e l’abilitazione da 60 CFU. Fanno eccezione gli insegnanti tecnico-pratici, per i quali è sufficiente la triennale.
| Ordine di scuola | Titolo per accedere all’insegnamento |
|---|---|
| Infanzia e primaria | Laurea magistrale a ciclo unico in Scienze della formazione primaria |
| Secondaria I e II grado | Laurea magistrale e abilitazione da 60 CFU |
| Insegnanti tecnico-pratici | Laurea triennale e abilitazione |
Lo stesso rapporto Ocse ricorda anche il divario tra gli stipendi dei docenti italiani e quelli degli altri laureati: nell’infanzia gli insegnanti guadagnano in media il 36% in meno, nella secondaria di primo grado il 33% in meno. L’organizzazione cita però i recenti rinnovi contrattuali tra le misure adottate per aumentare le retribuzioni.
