Cristina Costarelli (ANP Lazio)
Cristina Costarelli (ANP Lazio)

Sta facendo discutere la nuova regola introdotta nella bozza di legge di bilancio 2026 in merito alle supplenze brevi che interessano la scuola secondaria di I e II grado. In concreto la misura, giĂ  prevista in termini di facoltĂ  per i DS, ora si trasformerebbe in un obbligo per gli stessi di avvalersi non piĂ¹ di personale esterno (i supplenti delle graduatorie d’istituto) ma del personale docente interno (i docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche). Questa previsione, se verrĂ  confermata, riguarderĂ  solo la copertura di assenze inferiori ai 10 giorni e solo su posti comuni. I precari, da un lato, temono meno opportunitĂ  lavorative, e alcuni dirigenti scolastici, come abbiamo riportato nelle scorse ore, temono invece ripercussioni sull’organizzazione scolastica e anche sulla qualitĂ  didattica. Di altro parere è invece Cristina Costarelli, dirigente scolastica e presidente ANP Lazio.

Supplenze brevi: ‘Nulla cambia, la situazione giĂ  è così’

Abbiamo raggiunto Cristina Costarelli (ANP Lazio) per chiederle un parere su questa novitĂ  che andrebbe ad incidere sulle supplenze brevi alla scuola secondaria.

Nella bozza della Legge di Bilancio 2026 è prevista una nuova regola sulle supplenze brevi alla scuola secondaria che sta destando malcontento specialmente all’interno del personale docente. Lei cosa ne pensa al riguardo?

L’ipotesi a cui si fa riferimento credo che di fatto non porterĂ  a grosse variazioni rispetto a quello che giĂ  succede. Si tratta appunto di una disposizione che impedirebbe di nominare supplenti per assenza di docenti fino a dieci giorni, ma di fatto nella scuola secondaria superiore fino a dieci giorni giĂ  ora non si nomina supplente. Questo perchĂ© ora che si predispone la convocazione, i dieci giorni sono giĂ  diventati sette, otto, tolto la domenica ne diventano cinque, e non si trovano docenti che rispondono a convocazioni per così pochi giorni. Nella scuola superiore quindi, di fatto, parliamo di una situazione che giĂ  è così, anche senza questa disposizione. Restando poi il fatto che per motivazioni comunque primarie di garanzia di didattica e di sorveglianza si puĂ² comunque nominare. Quindi è una disposizione che, appunto, non andrebbe a modificare una situazione che di fatto è giĂ  così.

Se dovesse andare in porto conseguiranno effetti positivi o negativi per le scuole? C’è chi parla di ripercussioni anche sulla qualitĂ  didattica in questo modo: è d’accordo?

Ritengo che questa disposizione, anche dal punto di vista didattico, non porterebbe in modo determinante a ricadute. Considerando che per una supplenza di dieci giorni comunque, di fatto, sarebbero sette, massimo otto giorni di supplenza, che per un docente che magari fa due o tre ore per classe significa appunto due o tre ore di attività didattica. Quando un docente non conosce la classe, fare due ore di attività didattica in una settimana ha una rilevanza molto molto relativa e molto limitata, quindi non credo davvero che questo tipo di norma, ripeto, se andasse in porto, avrebbe un impatto determinante sulla didattica. Già si fa così ma per un motivo legato non tanto al fatto che le scuole non nominano; le scuole ci provano a fare le convocazioni ma non rispondono docenti per delle supplenze che sarebbero di fatto di otto giorni.

Il nodo delle risorse

Dietro la scelta del Ministero sembrerebbe esserci, come pare, un’esigenza di risparmio di risorse. Abbiamo quindi chiesto sempre a Cristina Costarelli una riflessione al riguardo.

Come si sarebbe potuto intervenire se l’intento del Ministero sarebbe quello, come è stato motivato, di risparmiare sulle risorse?

Come si possa intervenire per risparmiare risorse questo non posso essere io a dirlo. Il ministero ha scelto, sta scegliendo di farlo in questa forma e se così definito avrà fatto le proprie considerazioni. Io faccio il dirigente scolastico, non sono al ministero e quindi non posso rispondere ad una domanda rispetto a cui non ho le competenze per farlo.