In Italia, chi lavora come supplente nella scuola pubblica per oltre dieci anni accumula, spesso senza saperlo, un considerevole credito economico nei confronti del proprio datore di lavoro, ovvero lo Stato. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, parliamo di una cifra che si aggira intorno ad almeno 50 mila euro. Si tratta di somme sistematicamente sottratte anno dopo anno, che oggi rappresentano a tutti gli effetti una sorta di seconda liquidazione per i lavoratori precari della scuola, compresi coloro che, nel frattempo, sono finalmente riusciti ad entrare di ruolo.
Precariato scuola: i diritti economici negati e il calcolo del danno in busta paga per chi vanta più di 10 anni di servizio
La disparità di trattamento economico tra il personale di ruolo e chi affronta anni di supplenze si esprime attraverso molteplici voci contrattuali che vengono purtroppo negate ai precari. Ai docenti supplenti mancano, infatti, in busta paga gli aumenti legati alle fasce stipendiali e l’importo delle ferie non godute e mai monetizzate. A questo si aggiunge il risarcimento per l’abuso dei contratti a termine, l’esclusione dai 500 euro della Carta del docente per l’aggiornamento, il salario accessorio e la Retribuzione professionale docente. Il personale ATA non è esente da queste ingiustizie, in quanto viene privato del CIA, ovvero il compenso individuale accessorio.
La via legale per ottenere il risarcimento dovuto
Nonostante la rigidità della burocrazia statale, i lavoratori precari storici possono tutelarsi presentando ricorsi legali mirati, avvalendosi del supporto e dell’assistenza del sindacato Anief. Questa azione permette di vedersi finalmente riconosciuti i diritti calpestati e di riscuotere quel risarcimento economico che spetta di diritto a chi ha garantito per anni la continuità didattica e il funzionamento delle nostre scuole.