Che il sistema di reclutamento dei docenti necessiti di essere riformato è ormai un dato di fatto. Non sappiamo come evolverà dopo la chiusura degli accordi PNRR (e con essi dei concorsi PNRR) ma sicuramente si dovrà virare verso una modalità di assunzione in grado di assorbire in maniera consistente l’enorme precariato che attanaglia la scuola italiana. Si andrà veramente verso un ‘doppio canale’? Si farà nuovamente ricorso ad un accesso al ruolo facilitato tramite una procedura concorsuale straordinaria? Non lo sappiamo. Ma conosciamo bene qual è la situazione odierna: lunghe liste di attesa dove parcheggiare i docenti, lasciando che gli anni passino, introducendo nuovi corsi, nuove abilitazioni e il ruolo continua a restare un miraggio. Analizziamo da vicino come si prospetta oggi la scuola dal punto di vista delle graduatorie dei precari, e le prospettive future.
Reclutamento: tra presente e futuro
Oggi ci ritroviamo con la presenza ancora delle Gae in alcune classi di concorso e in alcune province (soprattutto al centro-sud), nonostante il loro progressivo esaurimento sia stato stabilito a partire dal 2007. Qui troviamo precari da oltre 20 anni che ogni anno sperano di raggiungere l’agognato ruolo. Alcuni studi però azzardano perfino che la loro completa sparizione si raggiunga nel 2057 (ad avanzare questa ipotesi era stato un dossier di Tuttoscuola). Le Gae, laddove ancora esistenti, vengono utilizzate per il ruolo al 50% in maniera parallela rispetto alle graduatorie concorsuali (dalle quali si attinge sempre al 50%). E sul fronte proprio di queste ultime, in alcune classi di concorso della scuola secondaria, devono ancora essere esaurite graduatorie del concorso del 2016.
Questa situazione intricata apre a numerose riflessioni, che si pongono gli stessi aspiranti, la più quotata delle quali si concentra sul proliferare dei concorsi negli ultimi anni: “Perchè bandire un concorso laddove magari esistono ancora Gae e magari graduatorie concorsuali da svuotare ancora del 2016?” In questo modo non si fa altro che alimentare facili speranze in chi partecipa ad un concorso, tenendo conto delle lunghe liste di attesa che già ci sono su quella classe di concorso. Si tratta di un interrogativo che in realtà non trova risposta, ma che sicuramente richiede un’inversione di rotta.
Con la conclusione del concorso PNRR 3 ci si chiede quindi, ormai da tempo, quale veste assumerà il reclutamento dei docenti. Il ‘doppio canale’ sembra essere il sistema più appetibile, e tra l’altro già sperimentato nella scuola a partire dalla fine degli anni ’80 con ottimi risultati. Occorre però capire quando e con quale modalità potrà essere reintrodotto. Meno papabile e meno utile sembrerebbe invece la strada del concorso straordinario.
