Il rinnovo del contratto scuola 2025-2027 entra nella fase più attesa: quella dei numeri. Dopo l’apertura ufficiale del tavolo negoziale all’ARAN l’11 marzo scorso, sono stati resi noti i primi importi degli aumenti stipendiali previsti per docenti, personale ATA, università, AFAM ed enti di ricerca. La media è di 143 euro lordi mensili, ma la cifra cambia — e anche molto — a seconda della qualifica e degli anni di servizio.

Rinnovo CCNL scuola: quanto aumenta lo stipendio

Per la scuola, gli incrementi mensili lordi che si prevede deriveranno dal rinnovo CCNL scuola oscillano tra 110,16 e 185,38 euro, con variazioni in base al grado scolastico e all’anzianità. Lo scrive ieri il Messaggero. Chi insegna nella scuola dell’infanzia o alle primarie con meno di 9 anni di servizio riceverà 110,16 euro in più al mese; con almeno 35 anni di carriera, lo scatto sale a 159,44 euro. Nella scuola media, gli aumenti vanno da 119,24 a 176,67 euro. Nei licei e negli istituti superiori, chi ha più di 35 anni di servizio arriverà a 185,38 euro mensili in più: la cifra più alta dell’intero comparto scuola.

Per il personale ATA, le stime in circolazione parlano di circa 104 euro mensili per gli assistenti tecnico-amministrativi, in attesa delle tabelle ufficiali che l’ARAN definirà nelle prossime sessioni negoziali — la prima è fissata per il 24 marzo, seguita da un secondo incontro il 1° aprile. A questi aumenti mensili si aggiungono gli arretrati, stimati in circa 1.600 euro medi per il biennio 2025-2026, al netto dell’indennità di vacanza contrattuale già in godimento.

Tabella riepilogativa ipotesi aumenti per il comparto scuola

ProfiloAnzianitàAumento mensile lordo
Infanzia / Primaria0-8 anni110,16 €
Infanzia / Primaria35+ anni159,44 €
Scuola media0-8 anni119,24 €
Scuola media35+ anni176,67 €
Scuola superiore (laureati)0 anni119,24 €
Scuola superiore21-27 anni165,70 €
Scuola superiore28-34 anni176,67 €
Scuola superiore35+ anni185,38 €
Personale ATA (stima)—~104,00 €

Università, AFAM e Ricerca: importi diversi, logiche diverse

Il confronto tra i comparti rivela differenze notevoli. Nelle università, gli incrementi della retribuzione tabellare vanno da 95,29 euro per i collaboratori ed esperti linguistici fino a 150,73 euro per le elevate professionalità, passando per i 133,98 euro dei funzionari e i 117,45 euro dei collaboratori.

Nel settore AFAM (Accademie e Conservatori), le elevate professionalità possono arrivare fino a 222,47 euro, mentre gli operatori in conservatorio partono da 90,79 euro con meno di 3 anni di servizio, per salire a 117,18 euro con 35 anni alle spalle.

Il quadro cambia radicalmente per gli enti di ricerca, dove gli incrementi sono nettamente superiori: un dirigente tecnologo con almeno 30 anni di carriera beneficia di 463,35 euro mensili in più; un primo ricercatore con la stessa anzianità ottiene 343,73 euro, mentre un ricercatore semplice al primo incarico parte da 155,06 euro.

Anief: “Firmiamo, ma servono altri 1,5 miliardi”

Il presidente nazionale di Anief, Marcello Pacifico, ha dichiarato la disponibilità a sottoscrivere la parte economica del contratto: “Questi soldi ci sono e quindi è meglio che vadano subito a docenti e ATA, piuttosto che lasciarli fermi nelle casse pubbliche”. Allo stesso tempo, il sindacato punta il dito sul gap retributivo ancora aperto: il personale della scuola guadagna in media circa 10.000 euro annui in meno rispetto ai colleghi delle Funzioni Centrali.

Per Anief, chiudere la parte economica è solo il primo passo. Il sindacato chiede che il Governo stanzi in legge di bilancio ulteriori 1,5 miliardi annui a regime, da destinare a indennità di sede, indennità per il burnout, pensionamento anticipato a 60 anni e riscatto agevolato della laurea.

Il presidente dell’ARAN, Antonio Naddeo, ha definito “estremamente positivo” il clima emerso nel primo incontro e ha indicato come obiettivo la chiusura della parte economica entro il 1° aprile, replicando il metodo già adottato per il triennio 2019-2021: prima gli stipendi, poi la parte normativa. Le risorse stanziate dal Governo crescono in modo progressivo: 1,1 miliardi nel 2025, 2,2 miliardi nel 2026 e 3,3 miliardi a decorrere dal 2027.