Nei giorni in cui si vota il Milleproroghe, si è riacceso il dibattito sugli esami online per gli studenti iscritti alle università telematiche. Il decreto ristabilisce infatti gli esami in presenza anche per chi frequenta i corsi a distanza, fatta eccezione per pochi casi specifici.
Università telematiche, stop agli esami online: quali sono le eccezioni
Quando nacquero le università telematiche nei primi anni Duemila, il Governo Berlusconi impose tra le poche regole l’obbligo degli esami in presenza. Nessun problema, almeno fin quando il Covid ha costretto tutti a ricorrere al digitale. Con il decreto ministeriale Bernini (2024) è poi stato stabilito il ritorno all’obbligo degli esami in presenza, con un anno di proroga per dare il tempo alle telematiche di adeguarsi.
L’onorevole Deborah Bergamini (Forza Italia) ha successivamente presentato un emendamento per un ulteriore rinvio. Il testo, però, è stato riformulato ammettendo la proroga degli esami online solo per pochi studenti, ovvero coloro che fanno parte dei Paesi del Piano Mattei o che sono bloccati in Paesi in guerra.
La posizione della ministra Bernini e degli studenti
La questione legata agli esami online ha riacceso il dibattito sulle università telematiche. In previsione della stretta sugli esami a distanza, negli scorsi giorni alcuni studenti delle telematiche hanno scritto una lettera aperta alla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini per chiedere una scelta politica definitiva ed uniforme, al fine di introdurre nuove regole e consentire agli studenti di tutti gli atenei di sostenere esami online in modo stabile ed organico.
La risposta della ministra non ha tardato ad arrivare. Bernini ha confermato la linea della severità, sostenendo che gli esami debbano essere svolti in presenza, senza scorciatoie. Anche gli studenti delle università tradizionali sembrano essere dello stesso avviso.
Sebbene il rapporto Censis abbia evidenziato un apprezzamento crescente delle telematiche, soprattutto fra gli studenti lavoratori, la maggior parte degli universitari si schiera dalla parte del rigore accademico, come dimostra anche il recente sondaggio di Skuola.net. Stando ai dati raccolti, il 65% degli studenti vede il ritorno agli esami in presenza come una “norma anti-furbetti” e non una limitazione del diritto allo studio. Solo il 35% difende la modalità a distanza come “diritto imprescindibile”.