C’è chi dà la colpa alla politica, che negli anni si è occupata poco di scuola. E, quando lo ha fatto, a tratti, o ha peggiorato le cose o le ha lasciate così com’erano, con tutte le criticità e le problematiche. C’è chi dà la colpa ai sindacati, che spesso non vengono considerati sufficientemente impositivi o propositivi. Ma di base c’è un elemento che troppo spesso non aiuta nella lotta alla risoluzione di ciò che non funziona: la disunione e le ‘guerre’ perpetratesi nel tempo tra precari e tra ‘categorie’. Come si può sanare, ad esempio, il dilagante precariato se non si riesce a fare fronte comune? I social sono, di frequente, i depositari delle richieste, delle proposte, degli sfoghi. E tra le righe emerge, nella maggior parte dei casi, un dato comune: l’assenza di empatia e il raggiungimento solo dei propri fini. Facciamo una sintesi di alcuni dei più noti scontri all’interno del personale scolastico.
Precariato e dintorni: le lotte disallineate
All’interno del personale docente qualcuno ricorderà la nota ‘guerra’ tra diplomati magistrali ante 2001/2002 e laureati in Scienze della Formazione Primaria. Eravamo nel bel mezzo della miriade di ricorsi che, nel secondo decennio degli anni 2000, invasero le aule di tribunale, alla ricerca di una conferma di un titolo abilitante (il diploma magistrale) che non arrivò mai, se non per garantire l’accesso e la permanenza a pieno titolo (per quanto riguarda la scuola primaria e dell’infanzia) nelle nascenti Gps di I fascia dal 2020 in poi. Ma il nodo della ‘querelle’ ruotò intorno alle numerose lamentele dei DM che accusavano i colleghi Sfp di possedere un punteggio troppo alto in graduatoria. La situazione che si iniziò a delineare fu infatti quella di supplenti DM che si ritrovarono in graduatoria con un punteggio spesso equivalente ai supplenti Sfp, con la differenza che i DM vantavano un punteggio maturato soprattutto col servizio, mentre gli Sfp entravano con un punteggio dato prevalentemente dalla laurea. Gli scontri tra le due ‘fazioni’ durarono parecchio tempo (e non possono dirsi completamente placate).
Oggetto di scontri fu anche il riconoscimento della riserva del 15% dei posti per coloro che hanno svolto il Servizio Civile. La riserva riguardò dapprima solo il servizio civile universale (nel 2023) per poi essere estesa anche al servizio civile nazionale (nel 2025). Il malcontento è tuttora attuale e coinvolge indistintamente docenti e ATA. Ancora oggi continua ad essere attaccato chi, godendo del suindicato titolo di riserva, scavalca nell’attribuzione delle supplenze a tempo determinato o nei concorsi colleghi con punteggio decisamente superiore.
E poi c’è la questione del doppio canale di reclutamento di cui tanto si sta parlando nell’ambito delle assunzioni dei docenti. Qui si sta assistendo, ancora una volta, a ‘guerre’ tra chi si considera più meritevole di altri per poter aspirare al ruolo tramite il secondo canale che affiancherebbe le graduatorie concorsuali. La ‘querelle’ si snoda intorno a chi ritiene che si debba dare maggiore importanza all’esperienza maturata nelle Gps e chi ritiene di avere priorità in quanto idoneo ad uno o più concorsi.
Per non parlare di quando devono aprirsi le domande per aggiornare le graduatorie ATA o docenti: le settimane che precedono l’apertura della finestra temporale sono pervase di scontri tra coloro che vogliono un anticipo nell’avvio delle istanze e coloro che invece spingono per un posticipo, che sarebbe maggiormente favorevole al conseguimento di un titolo che può garantire qualche punto in più in graduatoria.
Insomma, si parla tanto di lotta ad uno stipendio equo, di richieste di stabilizzazione concrete dei precari, di ritorno ad una autorevolezza e professionalità di tutto il personale scolastico. Ma quando si tratta di essere uniti, la storia insegna che ognuno pensa a sè. E la dimostrazione è anche la scarsa affluenza agli scioperi che vengono indetti nel corso dell’anno. La scuola, per risolvere i vari problemi da cui è sovrastata, avrebbe bisogno (forse) anche di maggiore coesione e spirito critico.
