Siamo abituati a credere che versare più contributi, alla fine della propria carriera, determini maggiori vantaggi dal punto di vista dell’importo della pensione. Nella maggior parte dei casi è così; può tuttavia capitare che tra integrazioni, maggiorazioni e tasse il vantaggio di una pensione maturata più alta si riduca a pochi euro. È quanto emerge in uno studio condotto dall’Ufficio Previdenza della Cgil e dello Spi, riferito al 2025.
Versare più contributi conviene sempre? 3 casi a confronto
L’analisi di Cgil e Spi riferita al 2025 prende in considerazione il cosiddetto “paradosso redistributivo”. Di norma, chi nel corso della sua carriera lavorativa versa più contributi matura un assegno di pensione più alto. Lo studio, tuttavia, evidenzia come tra integrazione al minimo, maggiorazioni sociali e fisco, la distanza tra chi ha una pensione molto bassa e chi ne ha maturata una un po’ più alta può quasi del tutto azzerarsi. Per capire meglio il paradosso vengono messi a confronto tre casi:
- pensione maturata con i contributi pari a 384,62 euro (5 mila euro l’anno): in questo caso scattano l’integrazione al minimo, che fa salire l’assegno a 603,40 euro, l’incremento transitorio dei minimi (13,27 euro) e la maggiorazione sociale (132,44 euro). Il pensionato alla fine percepisce 749,11 euro netti, senza Irpef né addizionali;
- pensione maturata pari a 692,31 euro (9 mila euro l’anno): il pensionato non gode dell’integrazione al minimo, mentre la maggiorazione sociale è ridotta a 43,53 euro. Il risultato è un totale lordo di 735,84 euro. Sottratte Irpef (11,32 euro) e addizionali regionale (8,51 euro) e comunale (5,54 euro), restano 710,47 euro;
- pensione maturata pari a 807,69 euro (10.500 euro l’anno): non spettano né integrazione né maggiorazioni. Tolte l’Irpef (45,29 euro) e le addizionali regionale e comunale (9,93 e 6,50 euro) il netto è di 745,97 euro.
Cosa dice lo studio di Cgil e Spi sulle pensioni
Lo studio di Cgil e Spi non sostiene che prestazioni assistenziali e maggiorazioni sociali debbano essere cancellate, in quanto restano importanti strumenti di contrasto alla povertà. Mostra piuttosto che, a volte, il risultato finale è una distorsione che va a svantaggio di chi ha versato più contributi e pagato più tasse.
Spesso pochi euro di pensione in più fanno perdere il diritto alle maggiorazioni e fanno pagare più tasse. Di conseguenza, il vantaggio di aver versato più contributi si riduce fino quasi a sparire completamente. Il problema, quindi, sta nel raccordo tra assistenza, previdenza e fisco. Un maggior coordinamento permetterebbe di fatto di evitare di penalizzare la fascia di pensionati poveri che ha sostenuto il sistema con anni di contribuzione.
