Concorsi docenti, il TAR Lazio, con la sentenza n. 17665/2025, ha respinto il ricorso presentato da un gruppo di aspiranti docenti esclusi dal concorso straordinario per la scuola. I ricorrenti chiedevano di poter partecipare alla selezione pur non avendo maturato i tre anni di servizio nella scuola statale, requisito essenziale previsto dal bando. Il tribunale amministrativo, però, ha confermato la linea del Ministero: il concorso straordinario non era una procedura aperta a tutti, ma una misura eccezionale pensata per stabilizzare i precari storici della scuola pubblica, coloro che da anni garantiscono il funzionamento del sistema educativo statale.

Tar Lazio, no al ricorso degli esclusi dal concorso straordinario: “Non era una procedura aperta”

Nella motivazione, i giudici sottolineano che l’obiettivo del bando non era quello di selezionare nuovi insegnanti sulla base di titoli o abilitazioni, ma di riconoscere l’esperienza maturata sul campo. Una risposta mirata a una delle emergenze più gravi della scuola italiana: il precariato cronico che da decenni accompagna ogni anno scolastico.

Non un concorso per titoli, ma una misura per il precariato

La decisione, come sottolinea Il Sole 24 ore di lunedì 27 ottobre, ribadisce quindi il principio in base al quale non c’è disparità di trattamento nel riservare un concorso a una platea ristretta, se la finalità è quella di ridurre il precariato storico. Chi non aveva i requisiti richiesti poteva, e può tuttora, accedere attraverso i canali ordinari di reclutamento.

Valore dell’esperienza: sì, ma solo nella scuola statale

Il Tar chiarisce inoltre un aspetto rimasto a lungo controverso: l’esperienza maturata nel settore privato o nelle scuole paritarie non può essere equiparata a quella nella scuola statale. Secondo i giudici, l’unica esperienza valorizzabile era quella concreta, continuativa e verificabile all’interno delle istituzioni pubbliche. Né le supplenze nelle scuole private né i percorsi formativi universitari, per quanto qualificanti, potevano sovvertire il principio cardine del concorso: premiare chi ha insegnato nella scuola dello Stato.